Caso Yara, legali di Bossetti non chiedono scarcerazione

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Gli avvocati del muratore accusato del delitto della tredicenne di Brembate scelgono di non presentare nessuna istanza al tribunale del Riesame: "Non vogliamo scorciatoie, dimostreremo in dibattimento la sua innocenza". Possibile un nuovo esame sul dna

La difesa di Massimo Bossetti, il presunto omicida di Yara Gambirasio, non presenterà istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame "per una strategia difensiva". Lo fanno sapere i due difensori, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, che non ritengono "opportuno" in questo monento chiedere la scarcerazione del loro assistito.

I legali: "Convinti della sua innocenza" - I due legali non sono voluti scendere nel dettaglio di una eventuale richiesta di ripetizione dell'esame del Dna, ma hanno affermato che valuteranno "ogni possibilità" perché "riteniamo che le prove debbano essere raccolte in contraddittorio". Si riservano, quindi, di nominare altri consulenti qualora ce ne fosse bisogno.  "Abbiamo scelto di non prendere alcuna scorciatoia - hanno aggiunto i legali di Bossetti - ma di dimostrare in dibattimento quelle che sono le spiegazioni alternative date dal nostro assistito". "Pur in presenza di un quadro probatorio che sembra portare la sua firma - hanno proseguito gli avvocati - noi crediamo all'innocenza di Bossetti e cercheremo di dimostrarla in un dibattimento".

Le posizioni di difesa e accusa - Oltre alla possibile richiesta di nuovi accertamenti sulle tracce biologiche, da effettuare attraverso la formula dell'incidente probatorio, i legali di Bossetti potrebbero puntare anche sul fatto che la cella che agganciò i cellulari di Bossetti e Yara è ampia e copre una zona che va da Brembate di Sopra a Mapello, dove si trova la casa del presunto assassino. E se il fatto che il carpentiere sia incensurato e non abbia all'apparenza ombre nel passato può giocare a favore della difesa, le indagini di questi giorni, anche sui due pc sequestrati, puntano proprio a scavare nel suo passato con le testimonianze di amici e conoscenti. Senza trascurare, nemmeno, le vacanze trascorse nel 2011, dopo il delitto, dalla famiglia Bossetti a Sharm El Sheikh. Gli investigatori stanno anche lavorando su decine di telecamere di sorveglianza della zona, le cui immagini sono già state visionate tempo fa ma che, alla luce della svolta con il fermo di Bossetti, potrebbero riservare dettagli che prima non avevano senso quando non si conoscevano il volto, né i veicoli usati dal presunto assassino. Una telecamera avrebbe ripreso un furgone molto simile a quello di Bossetti il pomeriggio della scomparsa nei pressi della palestra.

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