Perito: "Peli Bossetti sul corpo di Yara". Procura smentisce

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Per un consulente, esperto di medicina legale, "formazioni pilifere" del presunto assassino sarebbero state rinvenute sul cadavere della 13enne. Gli inquirenti non confermano la circostanza. La difesa: "Lunedì presenteremo richiesta di scarcerazione"

L'omicidio di Yara Gambirasio si arricchisce di un ulteriore giallo. Quello sulla consulenza che la Procura, oltre un anno fa, ha commissionato agli esperti di medicina legale dell'Università di Pavia e che dovrebbe essere depositata a breve. Per un consulente, intervistato da una trasmissione televisiva, il Dna trovato nei peli sul cadavere sarebbe quello di Ignoto 1, poi rivelatosi Massimo Bossetti, il muratore bergamasco in carcere, e "l'aver trovato tracce di materiale biologico addosso agli indumenti di Yara - avrebbe detto il professor Fabio Buzzi in una sintesi della intervista resa a 'Segreti e Delitti -, oltre che formazioni pilifere apposte sugli indumenti, è chiaro che dà una forza evidentemente, intuitivamente maggiore a questi due riscontri".



La smentita degli inquirenti e dell'Università di Pavia - Ma gli inquirenti bergamaschi non confermano la circostanza e spiegano che non è stata depositata al momento
alcuna relazione con gli esiti degli accertamenti su peli e altro materiale trovato sul cadavere di Yara. Il professor Carlo Previderè, ricercatore responsabile del laboratorio dell'Università di Pavia, spiega poi che le analisi dell'equipe di genetica forense su altro materiale organico, come peli e capelli, trovato sul cadavere di Yara "sono ancora in corso e, conclusi gli accertamenti, depositeremo una relazione". "Degli accertamenti  - ha aggiunto Previderè - me ne sto occupando io assieme ad una collega e il professor Buzzi non ha avuto alcun incarico in questo senso".


L'incontro tra Bossetti e la moglie in carcere - Quello dei peli sul corpo è un altro dilemma da affrontare per la difesa che sta lavorando sui documenti per sciogliere la riserva se presentare il ricorso al Tribunale della Libertà di Brescia per chiedere la sua scarcerazione. Tutto questo mentre la famiglia del muratore continua a difenderlo, in particolare la moglie, Marita Comi, la quale racconta che quella sera Bossetti era con lei e continua a descriverlo come un uomo normale. Non era a conoscenza del fatto che il marito telefonò alla madre proprio da Chignolo d'Isola il 26 febbraio del 2011, giorno del ritrovamento del corpo di Yara. E ha raccontato ai carabinieri che Bossetti la portò, una volta, nel campo in cui Yara fu ritrovata, ma solo tempo dopo che era stata scoperta la tragedia. "Volevamo vedere il luogo. Inizialmente non trovammo la strada, ma alla fine ci siamo arrivati. Che io sappia mio marito non c'è mai andato".

Un nuovo fotogramma al vaglio degli inquirenti
- Intanto, sempre 'Segreti e delitti' ha mostrato un "fotogramma inedito", ora in possesso degli inquirenti, di un furgone pick up che potrebbe essere quello di Bossetti. Sono le 18.12 del 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara e la telecamera di sorveglianza di una banca nei pressi della palestra di Brembate di Sopra, dove la ginnasta si allenava, registra il passaggio di un furgone simile a quello del muratore mentre percorre via Rampinelli per poi voltare a destra.

Dalla difesa ricorso per scarcerazione - Quanto alla strategia della linea difensiva, invece, i difensori di Bossetti hanno comunicato che lunedì prossimo depositeranno un'istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione del muratore di Mapello (Bergamo). Nella mattinata di sabato eil difensore Claudio Salvagni ha incontrato di nuovo Bossetti in carcere. "E' provato da questa vicenda - ha spiegato - ma convinto della sua innocenza".

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