Caso Yara, per Bossetti colloquio in carcere con la moglie

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Marita Comi continua a difendere il marito. Il muratore di 44 anni, accusato della morte della 13enne, ha incontrato anche i suoi legali. Spiegherebbe con il furto degli attrezzi di lavoro il Dna sul corpo della 13enne

Massimo Giuseppe Bossetti ha incontrato la moglie Marita. Non si vedevano dallo scorso 15 giugno, da quando carabinieri e polizia si sono presentati nel cantiere in cui lavorava per notificargli un decreto di fermo con un'accusa terribile: omicidio volontario aggravato dalle sevizie e crudeltà. (LA FOTOSTORIA - LE TAPPE DELLA VICENDA: VIDEO - LE IMMAGINI - I VIDEO).

Bossetti vede la moglie - Marita Comi, che è arrivata in carcere con particolari accorgimenti per evitare che la vedessero le numerose troupe televisive presenti, ha sempre difeso il marito dall'accusa di aver ucciso Yara, morta il 26 novembre 2010. E della sua innocenza sono convinti anche i difensori del muratore di Mapello che, dopo aver incontrato il loro assistito, hanno ribadito di avere "elementi interessanti" per cercare di dimostrarne l'estraneità e puntano sugli attrezzi di lavoro rubati per spiegare il Dna sul corpo della ragazza.

Indagini sull'autocarro e i cellulari - Oggetto degli approfondimenti delle ultime ore da parte degli investigatori è anche il traffico telefonico di Bossetti. Quel 26 novembre 2010 il suo telefonino agganciò la cella di Mapello alle 17:45 (Yara lo agganciò alle 18:49 l'ultima volta, poi il suo telefono fu spento) e non fu attivo fino alle 7:34 della mattina dopo.
Ancora da spiegare è il perché l'utenza del 44enne agganciò la cella di Mapello, ma non lasciò traccia a Chignolo d'Isola, nel campo in cui Yara fu colpita alla testa con un corpo contundente e poi con un'arma da taglio.
Ci sono, infine, le indagini degli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bergamo sull'autocarro Iveco Daily del muratore. Si sta cercando di ricostruire la 'storia' di quel mezzo: se abbia subito modifiche dal 26 novembre di quattro anni fa, per paragonarne le caratteristiche a quelle immagini sbiadite registrate quel giorno dalle telecamere di una banca a Brembate che ritraggono un mezzo apparentemente simile.

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