Scontri Coppa Italia, è morto Ciro Esposito

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Il tifoso del Napoli, ferito il 3 maggio vicino all'Olimpico, si è spento "per insufficienza multiorganica". Lo zio: "No violenze". Secondo i parenti avrebbe riconosciuto De Santis in una foto sui giornali. De Magistris annuncia lutto cittadino

Ciro Esposito non ce l’ha fatta. Il tifoso del Napoli ferito il 3 maggio scorso a Roma, prima della finale di Coppa Italia, è morto al policlinico Gemelli. Era ricoverato in rianimazione da 50 giorni. Ieri, martedì 24 giugno, le condizioni del ragazzo si erano aggravate. Esposito è morto “per insufficienza multiorganica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali", ha spiegato Massimo Antonelli, direttore del Centro rianimazione del Gemelli. “Alle 6 di questa mattina (25 giugno, ndr) si è spento il nostro Ciro, un eroe civile”, ha fatto sapere la famiglia con un comunicato.

“Non si faccia violenza nel nome di Ciro” - Dopo la morte del ragazzo, lo zio Enzo ha lanciato un appello: “Non si faccia violenza nel nome di Ciro”. “Invitiamo a mantenere la calma – ha detto – non vogliamo altra violenza, ma solo rispetto per Ciro”. Lo zio di Esposito ha aggiunto che “l’obiettivo è riportare Ciro al più presto possibile a casa”. Bisogna aspettare, però, l'autorizzazione visto che c’è un'inchiesta in corso e deve essere eseguita l'autopsia. "Speriamo che almeno su questo ci sia un po' di pietas umana e ci venga evitato un lungo strazio”, ha detto Enzo Esposito. Che non nasconde un po' di amarezza: “Mi aspettavo un po' di vicinanza in queste settimane da parte delle istituzioni, ma non è mai arrivata salvo qualche eccezione come il sindaco di Napoli De Magistris”. Angelo Pisani, uno dei legali della famiglia Esposito, ha chiesto “il lutto nazionale per il nostro ragazzo” e ha fatto sapere che a Scampia si sta preparando la camera ardente. De Magistris, intanto, su Twitter ha annunciato il lutto cittadino.



Si aggrava la posizione di Daniele De Santis - Ciro Esposito, 30 anni, era stato ferito da colpi di arma da fuoco prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina. Per quegli episodi è stato arrestato l’ultrà romanista Daniele De Santis. L’accusa per lui era di tentato omicidio ma, con la morte di Esposito, la sua posizione si aggrava e la nuova ipotesi di reato è omicidio volontario. Secondo gli inquirenti, De Santis avrebbe fatto fuoco in direzione di alcuni tifosi del Napoli, tra cui Ciro Esposito, nel corso di una rissa che sarebbe scoppiata dopo che il romanista, assieme ad altre persone, avrebbe provocato alcuni supporter azzurri a bordo di un bus con lanci di oggetti e fumogeni.
"Mi ha sparato lui" avrebbe detto Ciro Esposito ad alcuni suoi familiari che gli mostravano la foto di Daniele De Santis apparse sui giornali. I parenti che hanno ricevuto la confidenza saranno sentiti dalla Digos di Roma. 

La famiglia Esposito: "Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni" - Nel comunicato diffuso dalla famiglia Esposito, i fatti vengono ricostruiti così: “Quel maledetto 3 maggio il nostro Ciro è intervenuto in via Tor di Quinto a Roma per salvare i passeggeri del pullman delle famiglie dei tifosi del Napoli calcio. Il nostro Ciro ha sentito le urla di paura dei bambini che insieme alle loro famiglie volevano vedere una partita di calcio; è morto per salvare gli altri”. I parenti di Ciro Esposito, poi, chiedono che venga fatta “giustizia e non vendetta”: ''Daniele De Santis non era solo. Vogliamo che vengano individuati e consegnati alla giustizia i suoi complici. Vogliamo che chi, nella gestione dell'ordine pubblico, ha sbagliato paghi. Innanzitutto il prefetto di Roma che non ha tutelato l'incolumità dei tifosi napoletani. Chiediamo al presidente del Consiglio di accertare le eventualità responsabilità politiche di quanto accaduto”. Il comunicato si chiude con un attacco: “Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno manifestato solidarietà. Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni che si sono nascoste in questi 50 giorni di dolore”.

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