I Casalesi nella ricostruzione dell'Aquila, 7 arresti

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Le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di imprenditori sono state emesse con le accuse di estorsione aggravata dal metodo mafioso e di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Perquisizioni anche a Caserta e Roma

Le mani dei Casalesi sulla ricostruzione post terremoto all’Aquila. E’ quanto è emerso dall’indagine della dda del capoluogo abruzzese che ha portato a sette ordinanze di custodia cautelare (quattro in carcere e tre agli arresti domiciliari), emesse dal Gip Marco Billi, nei confronti di altrettanti imprenditori.

Le accuse, a vario titolo, sono di estorsione aggravata dal metodo mafioso e di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. In corso di esecuzione anche alcune decine di perquisizioni nelle province di L'Aquila, Caserta e Roma con l'impiego di circa 150 finanzieri appartenenti a diversi reparti.

Secondo gli inquirenti, per massimizzare i profitti nei milionari appalti della cosiddetta ricostruzione privata i sette imprenditori coinvolti si rivolgevano alla camorra, in particolare al clan dei Casalesi, per farsi procurare le maestranze a basso prezzo.
La ricostruzione privata è caratterizzata dall'assenza di bandi pubblici, con i lavori che possono essere affidati direttamente dai cittadini proprietari degli immobili danneggiati.

"Imprese collegate ai Casalesi gestivano una parte dei lavori avendo lo schermo di appalti conferiti ad altre imprese aquilane" spiega a Sky TG24 il procuratore capo dell'Aquila Fausto Cardella (AUDIO).
"La vera forza delle mafie sta fuori le mafie, in quella zona grigia che le circonda e assume rapporti a scopo di profitto" il commento del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, nel corso della conferenza stampa all'Aquila dopo gli arresti.

Poco più di una settimana fa, sempre nell'ambito delle indagini sulla ricostruzione dopo il terremoto, cinque ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite nei confronti di un funzionario del Ministero dei beni culturali, di un professionista e di tre imprenditori con le accuse di corruzione, falso, turbativa d'asta, millantato credito ed emissione e utilizzo di fatture inesistenti.
In quell'occasione il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, aveva invitato le istituzioni a vigilare proprio sulla ricostruzione privata.

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