Yara, lieve malore in carcere per Bossetti

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L'uomo, dopo il fermo e i giorni di isolamento, avrebbe accusato una forma di tachicardia. Sotto esame, intanto, le tracce telefoniche per ricostruire i suoi spostamenti. Il parroco di Brembate: "È un padre di famiglia. Spero che non sia lui"

Malore in carcere per Massimo Giuseppe Bossetti, l'uomo accusato di aver ucciso la giovane Yara Gambirasio. Secondo quanto riporta l'Eco di Bergamo, l'uomo sarebbe stato colpito da una leggera forma di tachicardia, probabilmente causata dal forte stress di questi giorni. Bossetti è stato sottoposto ad una serie di accertamenti medici. Le sue condizioni non sono state comunque valutate gravi, tanto che non è stato chiamato il 118, ma dai medici è arrivato l'invito a spostarlo il meno possibile. Di Bossetti ha voluto parlare, nel corso della messa, anche Don Corinno Scotti (VIDEO), parroco di Brembate, secondo cui "quando pensiamo a un omicida, pensiamo a una persona feroce". "Qui siamo in presenza di una persona normalissima, padre di 3 bambini, oso sperare che non sia lui", ha aggiunto il sacerdote.

Sotto esame le tracce telefoniche
- Intanto per gli inquirenti è un giorno di riflessione, per fare il punto sugli elementi raccolti fino ad ora. Oltre alla traccia del Dna, che legherebbe il delitto della 13enne a Bossetti, sono stati esaminati gli spostamenti dell'uomo nei giorni della scomparsa della ragazza. Gli investigatori stanno lavorando sulle celle telefoniche per poter stabilire il numero di contatti 'virtuali' tra Yara e Bossetti. Le analisi tecniche si concentrano su un arco temporale piuttosto ampio - "da qualche mese prima" della scomparsa - per poter stabilire con certezza se e in quali occasioni siano stati presenti nello stesso luogo.
Sotto esame anche il racconto del fratello minore di Yara, che aveva rivelato come la 13enne gli avesse parlato di una persona "in macchina che andava piano e la guardava male quando lei andava in palestra e tornava a casa", un uomo con una "barbettina come se fosse appena tagliata" e con un'auto  "grigia lunga". Aveva il pizzetto Bossetti, ma l'aggettivo  "cicciottello" non corrisponde al suo fisico.

Ris alla ricerca di tracce di sangue nella casa di Bossetti - Accanto al cosiddetto lavoro investigativo e informativo, prosegue quello scientifico del Ris di Parma. Nell'intervento in casa di Bossetti, oltre a essere sequestrati capi di vestiario, è stato usato il Luminol per cercare anche la minima traccia di sangue che, anche a distanza di quasi quattro anni, potrebbe ancora essere trovata. Per questo, i 'carabinieri della scienza' hanno concentrato la loro attenzione sui posti dell'abitazione in cui l'uomo potrebbe essersi lavato. C'è inoltre molta attenzione sugli arnesi del suo lavoro sequestrati: "Non sono presenti lesioni tipicamente di difesa - riporta il gip nell'ordinanza citando i risultati dell'autopsia -. Per ciò che riguarda il mezzo produttivo delle lesioni da arma bianca, trattasi di strumento da punta e taglio, con spessore della lama minimo di 0,2 mm, lunghezza di almeno 2 cm, con possibile copertura in titanio, che per le caratteristiche rilevate è meno probabile trattarsi di un taglierino (cutter) ma piuttosto di un coltello". Per trovare  tracce organiche utili saranno analizzati anche i due mezzi di Bossetti, l'auto e l'autocarro usato per il lavoro.

Bossetti: "Non avrei mai potuto fare una cosa simile" - Bossetti, da parte sua, respinge ogni accusa. "Non avrei mai potuto fare un gesto simile, non sono capace di fare male a nessuno e ho dei figli della stessa età di Yara", continua a ripetere l'uomo, da lunedì scorso in isolamento in carcere. Prima davanti al gip e al suo avvocato, poi di fronte a chi lo assiste dietro le sbarre, ribadisce di essere cresciuto "sapendo di essere figlio di Ester Arzuffi e di Giovanni Bossetti" e non di Giuseppe Guerinoni (il cui dna ha dato una svolta al caso), di "non aver mai conosciuto Yara" e che se fosse successo a sua figlia "non avrebbe avuto neanche la forza di lavorare".

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