Caso Scajola, Matacena: "Cedo al ricatto, torno in Italia"

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L'ex deputato, condannato a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, parla da Dubai: "Devo rientrare affinché i miei figli si ricongiungano con la loro madre". E attacca di nuovo i giudici: "Sentenza ingiusta"

"Cedo al ricatto. Devo rientrare affinché i miei figli si ricongiungano con la loro madre". Lo ha detto Amedeo Matacena in una intervista al Tg1. Dopo la conferma del carcere per la moglie Chiara Rizzo "mi sono fatto l'idea che mi devo arrendere come padre e come uomo perché devo restituire la loro madre ai miei figli". Matacena è stato condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

“Come se andassi al patibolo" –
Matacena torna a parlare di "sentenza ingiusta": "Per condannarmi hanno violato la prescrizione. Solo per me il reato è dichiarato continuato a differenza di Andreotti e Mattarella per fare un esempio". Il mio rientro, ha aggiunto, è "come andare al patibolo". L'ex deputato ha poi annunciato che farà presentare un esposto-denuncia nel quale esporrà tutte "le cose strane" accadute durante la sua vicenda giudiziaria".

Chiara Rizzo resta in carcere – Intanto, venerdì 13, Claudio Scajola ha potuto lasciare il carcere romano di Regina Coeli nel quale era detenuto da più di un mese. Non ha potuto fare altrettanto, invece, Chiara Rizzo. Una decisione accolta dalla donna con un pianto dirotto, interrotto solo per dire poche parole: "Ma come tutti fuori e io no? Cosa ho fatto più degli altri?". La decisione del tribunale della libertà di Reggio Calabria ha provocato reazioni contrapposte e contrastanti nei due protagonisti dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina sul presunto sostegno alla latitanza di Amedeo Matacena.

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