Expo: Paris ai domiciliari, Maltauro resta in carcere

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Per il gip di Milano l'ex manager "ha iniziato un percorso di rivisitazione della propria condotta". Allarme di Maroni sul ritardo nei lavori. L'inchiesta intanto si intreccia con quella sul Mose, nella quale Enrico Letta smentisce ogni coinvolgimento

Il gip di Milano Fabio Antezza ha accolto la richiesta di arresti domiciliari per Angelo Paris l'ex manager di Expo arrestato lo scorso 8 maggio nell'inchiesta sulla presunta 'Cupola' degli appalti. Per il giudice, Paris "ha iniziato un percorso di rivisitazione della propria condotta" per via delle dichiarazioni rese durante i suoi interrogatori.

Maltauro resta in carcere - Resta invece in carcere l'imprenditore vicentino Enrico Maltauro, tra gli arrestati nell'inchiesta sulla presunta "cupola degli appalti". Maltauro rimane in carcere in quanto per il giudice non sarebbero stati indicati "eventuali familiari in grado di provvedere" alle sue necessità domestiche.
Enrico Maltauro, durante gli interrogatori, sia davanti al gip, sia davanti ai pm, aveva fatto ammissioni e descritto il sistema architettato dalla presunta "cupola" dando così  riscontro alla ricostruzione emersa dalle indagini della Procura. Le dichiarazioni rese da Maltauro vanno comunque ancora approfondite, per quanto riguarda alcuni aspetti di contorno, da altri interrogatori come quello dell'ex esponente ligure dell'Udc-Ncd, Sergio Cattozzo, atteso per i prossimi giorni, e probabilmente di alcuni imprenditori. Alla richiesta di arresti domiciliari avanzata nei giorni scorsi da Maltauro, i pm avevano dato martedì parere negativo.

Inchieste Expo e Mose si intrecciano - Le indagini sugli appalti Expo intanto vanno a intrecciarsi con quelle sul Mose, in seguito al coinvolgimento nell’inchiesta sull’Esposizione universale dell’impresa Mantovani (già coinvolta nello scandalo veneto), che si aggiudicò , nel 2012, l'appalto della cosiddetta Piastra espositiva con un forte ribasso.



"Soldi a Letta". L'ex premier: "Falsità" -  E proprio nell'ambito dell'inchiesta Mose, secondo notizie di stampa, l'ex vicepresidente vicario del Cvn (Consorzio Venezia Nuova) Roberto Pravatà avrebbe riferito di un finanziamento da 150mila euro anche all'ex premier Enrico Letta, che smentisce categoricamente.



Maroni a Renzi: "La Lombardia ha fatto ciò che doveva" - Sul fronte dei lavori in vista dell’Expo, intanto, prosegue il botta e risposta tra Maroni e il premier Renzi.  La Regione Lombardia "ha fatto tutto quello che doveva fare. Quindi sono accuse totalmente infondate", dice il primo dopo che il presidente del Consgilio aveva detto al governatore di riflettere sulle responsabilità della Lombardia per l'Expo.
"Io ho mandato una lettera al Governo, al Presidente Renzi, il 4 marzo, indicando una serie di misure che servono per consentire a noi di completare le opere per l'Expo. E non ho ancora ricevuto risposta".
Il 10 giugno scorso Maroni aveva lanciato l'allarme: "Se passeranno altri 15 giorni nell'assegnazione dei poteri speciali al commissario anticorruzione Raffaele Cantone, rischiamo di non completare le opere entro il 30 di aprile".

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