Tangenti Mose, i pm potrebbero ascoltare Tremonti

1' di lettura

L'ex ministro dell'Economia non risulta indagato, ma potrebbe essere convocato per la mazzetta da 500 mila euro incassata dal suo braccio destro Milanese, per sbloccare i fondi della diga. RASSEGNA STAMPA

Mercoledì 11 giugno si riunirà la giunta per le autorizzazioni della Camera per la prima relazione del deputato di Scelta Civica Mariano Rabino, che aprirà il dibattito sulla richiesta di autorizzazione a procedere verso Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto ed ex ministro che ora siede a Montecitorio. La settimana successiva proprio Galan potrebbe parlare di fronte alla Giunta e, dopo un dibattito, si arriverà al voto, entro il 4 luglio. Ma mentre emergono nuovi dettagli sull'inchiesta sul Mose (FOTO), nell'ambito dei cui lavori, secondo la Procura di Venezia, sono stati creati fondi neri finiti a finanziare il mondo politico, i pm potrebbero convocare come persona informata dei fatti l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che non risulta indagato.

Tremonti potrebbe essere sentito dai pm - Figura invece tra le 100 persone iscritte nel registro degli indagati Marco Milanese, ex collaboratore di Tremonti, che secondo il Gip, avrebbe ricevuto, nel 2010, una mazzetta da 500.000 euro per garantire il parere positivo del dicastero dell'Economia, necessario per sbloccare i fondi del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). I magistrati potrebbero dunque sentire Tremonti per capire se fosse a conoscenza di queste manovre. E c'è chi punta il dito contro l'ex ministro. Tra questi, Claudia Minutillo, ex segretaria personale di Giancarlo Galan che, secondo alcuni stralci di interrogatori pubblicati da Repubblica, sostiene che parte di quei soldi fosse proprio destinata all'ex ministro. RASSEGNA STAMPA

Sequestrati documenti al commercialista di Galan - Secondo il Messaggero, invece, nel 2013 sarebbero state sequestrati al commercialista di Galan documenti su compravendite di società indonesiane: un affare da 50 milioni di dollari.

Sviluppi dell'inchiesta - A Venezia si prepara dunque una settimana al calor bianco sul fronte dell'inchiesta della procura che ha sconquassato la città lagunare tra fondi neri e sprechi per centinaia e centinaia di milioni, mazzette, finanziamenti illeciti e assunzioni stile 'parentopoli' (tutti i video). Gli arresti all'alba del 4 giugno scorso hanno portato alla luce, secondo quanto emerge dall'ordinanza firmata dal Gip Alberto Scaramuzza, una rete di 'malaffare', una cricca' politico-imprenditoriale che andava avanti da oltre dieci anni, con passaggi di mano di 20-25 milioni di euro. Gli arresti sono stati 35 (10 ai domiciliari), un centinaio gli indagati e 40 milioni di beni sequestrati a titolo preventivo, tra cui la villa e le barche di Galan e per altri opere d'arte di valore, come dei Canaletto. Tutto ruota attorno alle dichiarazioni di Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, di Piergiorgio Baita, ex Mantovani, e anche dell'ex segretaria di Giancarlo Galan, quand'era presidente del Veneto.

Leggi tutto