Mose, il gip: da fondi neri stipendi a politici e autorità

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Nuovi particolari sull'inchiesta che ha portato all'arresto di 35 persone. Venerdì 6 al via gli interrogatori. Sospeso dall'incarico il sindaco Orsoni finito ai domiciliari, si dimette l'assessore Chisso. In un video della Finanza uno scambio di mazzette

Prendono il via venerdì 6 gli interrogatori degli arrestati nell'inchiesta su una presunta corruzione negli appalti per il Mose (cos'è: foto e video). Le carte degli inquirenti dipingono un sistema illecito che per anni avrebbe visto imprenditori pagare “stipendi” a politici e autorità incaricate di vigilare sulla correttezza dei lavori, per ottenere in cambio favori o per evitare controlli. C'è anche un video della Guardia di Finanza a testimoniare lo scambio di mazzette.
Trentacinque le persone finite in manette (tra cui il sindaco del centrosinistra di Venezia Giorgio Orsoni, finito ai domiciliari. L'incarico è assunto per il momento dal vicesindaco Sandro Simionato), un centinaio gli indagati. Uno scenario che il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ha definito ancor più grave della presunta corruzione emersa negli appalti per Expo (filo rosso corruzione nelle grandi opere italiane: VIDEO). Una situazione “inquietante” la definisce invece il governatore Luca Zaia: "Mi fa piacere – dice a Sky Tg24 - che leggendo le intercettazioni si scopre che da quando c'è il sottoscritto il substrato non c'è più. Spero si faccia chiarezza fino in fondo".

Le accuse contro Galan - Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tramite false fatturazioni alcuni degli imprenditori coinvolti nell'inchiesta sarebbero riusciti a creare fondi neri per diversi milioni di euro che sarebbero poi serviti per pagare veri e propri stipendi, per esempio a politici locali e nazionali. Uno dei principali beneficiari di questo sistema illecito, sempre secondo l'ordinanza, è l'ex presidente della Regione Veneto (dal 1995 al 2010) ed ex ministro, Giancarlo Galan per il quale, essendo attualmente deputato di Forza Italia, la procura ha richiesto l'arresto alla Camera. Secondo quanto si legge nell'ordinanza, Galan avrebbe ricevuto dall'allora presidente del Consorzio Venezia Nuova (che si occupa dei lavori del Mose), Giovanni Mazzacurati (arrestato lo scorso anno nell'inchiesta e poi liberato), "uno stipendio annuale di circa 1 milione di euro" per "compiere atti contrari ai suoi doveri". In una nota ieri Galan ha detto di essere totalmente estraneo ai fatti.

Gli altri “stipendi”. Si dimette l'assessore Chisso -
Analoghi stipendi annuali, seppur di inferiore importo (400.000 euro), sono finiti nelle disponibilità dei due presidenti del Magistrato alle Acque di Venezia, che si sono succeduti dal 2001 al 2011, in questo caso per evitare controlli e rilievi che rientrano tra le competenze di questa autorità che secondo la procura veneziana, era in "totale sudditanza" nei confronti del Consorzio Venezia Nuova. Per Orsoni le accuse sono quelle di aver "ricevuto contributi illeciti consapevole del loro illecito stanziamento da parte del Consorzio Venezia Nuova" per la sua campagna elettorale alle Comunali del 2010, che vinse divenendo primo cittadino di Venezia, alla testa di una coalizione di centro sinisitra. Per l'assessore regionale veneto a Mobilità e Infrastrutture, Renato Chisso (FI), era stato destinato uno stipendio annuale tra 200.000 e 250.000 euro. Quest'ultimo ha rassegnato le dimissioni giovedì 5.

I nomi di Milanese e Matteoli - E tra le carte spunterebbe anche l'ex ministro dell'Ambiente, e successivamente ministro dei Trasporti Altero Matteoli. Il suo coinvolgimento non riguarderebbe però le opere del Mose ma altri interventi di carattere ambientale eseguiti sempre dal Consorzio. Matteoli ha sempre smentito un suo coinvolgimento nella vicenda. Tra i cento indagati c'è anche Marco Milanese, ex collaboratore dell'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che secondo il Gip, avrebbe ricevuto, nel 2010, 500.000 euro da Mazzacurati per "influire sulla concessione dei finanziamenti del Mose" e in particolare "fare inserire nella delibera del Cipe la somma relativa ai lavori gestiti dal Consorzio Venezia Nuova, inizialmente esclusa dal ministro (Tremonti)". Il tramite tra Mazzacurati e Milanese, secondo quanto si legge nell'ordinanza, è stato l'ad di Palladio Finanziaria, Roberto Meneguzzo, tra i 35 arrestati ieri, che era "a conoscenza dell'illecita finalità di Mazzacurati". Secondo il gip, inoltre Mazzacurati avrebbe promesso 2,5 milioni di euro al generale della Gdf Emilio Spaziante, allora comandante interregionale dell'Italia centrale ora in pensione e finito in manette, perché "influisse in senso favorevole sulle verifiche fiscali e sui procedimenti penali aperti nei confronti del Consorzio".

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