Droga, da Cassazione sì a riduzione pene per piccolo spaccio

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I condannati in via definitiva potranno chiedere una rideterminazione della pena, data l'incostituzionalità della Fini-Giovanardi. Esclusi i trafficanti arrestati per associazione a delinquere. Orlando: "Uscita da emergenza sovraffollamento più rapida"

Via libera, dalle sezioni unite penali della Cassazione, al diritto dei condannati in via definitiva per spaccio lieve di droga alla rideterminazione della pena al ribasso.
Se sarà accolta "la loro richiesta di revisione", spiegano fonti della Suprema Corte, ci si devono aspettare molti sconti di pena. E’ stato, infatti, stabilito il diritto dei condannati in via definitiva per lieve spaccio, con la recidiva, al ricalcolo della pena al ribasso, dopo due verdetti della Corte costituzionale sulla legge Fini-Giovanardi (nel 2012 e nel 2014). Della decisione, però, "non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l'associazione a delinquere".

Chi potrà beneficiare del provvedimento -
In carcere, oggi, ci sono circa 5mila detenuti per spaccio di droghe pesanti in associazione, e circa 9mila per spaccio di lieve entità. Saranno questi ultimi a poter beneficiare della decisione. I supremi giudici, presieduti dal primo presidente, Giorgio Santacroce, hanno accolto un ricorso della procura di Napoli contro una decisione del tribunale, che aveva negato a un condannato recidivo per piccolo spaccio di ottenere il ricalcolo della pena a seguito della sentenza della Consulta che nel 2012 aveva dichiarato incostituzionale la norma della Fini-Giovanardi che vietava la concessione delle circostanze attenuanti prevalenti nel caso di recidivi.  Secondo l'amministrazione penitenziaria, sarebbero tra i tremila e i quattromila i detenuti che potenzialmente potrebbero beneficiare della sentenza.

Orlando: "Uscita da emergenza sovraffollamento più rapida" - Dopo la sentenza che consente la rideterminazione delle pene, "l'uscita dall'emergenza carceri sarà più rapida". Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando. La pronuncia della Cassazione "inciderà significativamente" sulla situazione del sovraffollamento carcerario, "non sappiamo dire esattamente con quali numeri", ha sottolineato il Guardasigilli.

Il garante dei detenuti: "Collaborazione tra magistrati e amministrazione penitenziaria" - "Sono circa diecimila, in base a una prima stima, i detenuti che, potenzialmente, potrebbero beneficiare della decisione delle Sezioni Unite della Cassazione", spiega il coordinatore dei garanti dei detenuti Franco Corleone. "Auspico che nel giro di un periodo di tempo ragionevole, queste persone possano avere una rideterminazione della pena e dove ce ne sono le condizioni, uscire dal carcere”, continua Corleone sottolineando come sarà necessario individuare rapidamente i soggetti e prevedere una collaborazione tra magistrati e amministrazione penitenziaria".

Antigone: "L’applicazione del provvedimento non è immediata" - La sentenza della Cassazione viene accolta con ottimismo dall’'Associazione Antigone, attiva nella tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale. Il coordinatore Alessio Scandurria non manca di sottolineare come "non si tratti di un procedimento istantaneo e automatico. E' necessario che si attivi la persona interessata, che deve fare il cosiddetto 'incidente di esecuzione' e chiedere la rideterminazione della pena, ovviamente al ribasso. E molto dipende dei tempi della magistratura".


"Italia ora al passo con Strasburgo" - "La decisione della Cassazione mette l'Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono più in regola con la Carta di Diritti dell'Uomo", ha commentato Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione.


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