Why Not: chiesta l'assoluzione per De Magistris

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L'ex magistrato è accusato di abuso d'ufficio perché avrebbe acquisito, senza le necessarie autorizzazioni, i tabulati delle utenze di 5 parlamentari. Il pm: "Non apprezzo i suoi metodi" ma non ci sono prove che lui sapesse dell'illecito

La Procura di Roma ha chiesto l'assoluzione per Luigi De Magistris, ex pm a Catanzaro e attualmente sindaco di Napoli, e la condanna ad un anno e sei mesi per il consulente informatico Gioacchino Genchi nell'ambito del procedimento sull'acquisizione di utenze telefoniche di alcuni parlamentari nell'inchiesta denominata "Why Not". I principali imputati del processo sono stati assolti dalla Cassazione nel 2013. "Sono molto soddisfatto perché per me questo processo ha significato una profonda pena", ha commentato l'ex magistrato.

La requisitoria: "Euforia investigativa", ma nessuna prova –
De Magistris e Genchi sono accusati di abuso d'ufficio perché avrebbe acquisito, tra il 2006 e il 2007, senza le necessarie autorizzazioni, i tabulati delle utenze di 5 parlamentari: Romano Prodi, Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti e Antonio Gentile. Il pm Roberto Felici ha detto di "non apprezzare i suoi metodi (di De Magistris, ndr), la sua ansia ed euforia investigativa, ma non ho trovato elementi per dire che lui fosse a conoscenza che si stava commettendo un illecito acquisendo quei tabulati".

"De Magistris ebbe un ruolo secondario" -
Nel corso della requisitoria il pm ha spiegato come, pur essendo stato De Magistris a dare "carta bianca" al suo consulente tecnico, indagando sui contatti trovati nell'agenda di Antonio Saladino (un imprenditore indagato) fu Genchi a trasformarsi in "dominus" dell'inchiesta e a disporre non solo i decreti di acquisizione degli atti, poi firmati dal magistrato, ma anche a scegliere quelli che dovevano entrare a far parte dell'inchiesta. Per il pm Felici, De Magistris ebbe un ruolo secondario nella gestione dell'indagine e dagli esiti processuali emerge che non fosse a conoscenza che quelle utenze si riferivano a parlamentari in carica. Di qui la richiesta di assoluzione.

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