Inchiesta Expo: primi interrogatori e prime ammissioni

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La Procura ascolta gli arrestati per l'affaire sugli appalti dell'Esposizione universale di Milano. Sergio Cattozzo avrebbe confessato alcune responsabilità, ma gli altri negano

Spunta la 'contabilità' delle tangenti versate dagli imprenditori alla "cupola" per ottenere appalti per i lavori di Expo, di Sogin e nel mondo della sanità lombarda. Contabilità messa nero su bianco su due biglietti, in realtà post-it, che l'esponente ligure dell'Udc Sergio Cattozzo, giovedì scorso, quando gli uomini della Gdf si sono recati a casa sua per arrestarlo, preso dal panico inizialmente avrebbe cercato di nascondere ma che poi ha consegnato.
Ad ammettere che su quei foglietti siano state segnate le cifre delle mazzette è stato, durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip Fabio Antezza, lo stesso Cattozzo.

Le ammissioni di Cattozzo - Finito in carcere quattro giorni fa (così come l'ex parlamentare della Dc Gianstefano Frigerio, l'ex funzionario del Pci Primo Greganti, l'ex senatore del Pdl Luigi Grillo, il manager di Expo Angelo Paris e l'imprenditore Enrico Maltauro, l'ex segretario della Liguria dell'Unione Democratica di Centro) avrebbe spiegato, davanti anche ai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio, che "i biglietti (pare uno solo rilevante, ndr) che ho cercato di nascondere erano quelli su cui ho annotato la contabilità delle tangenti, dei soldi versati da Maltauro".
Il politico genovese, ex dirigente della Cisl, poi passato nelle file dell'Udc e che negli ultimi anni, per dirla con le sue parole, "ha fatto un lavoro di lobbismo all'americana, procacciando lavori per le imprese in particolare private", pur confessando l'esistenza delle tangenti ipotizzate dalla Procura, si è riservato di chiarire quei conteggi in un interrogatorio che verrà fissato a breve con i pm.

E poi, come aveva già fatto giovedì scorso con le Fiamme Gialle, ha spiegato uno dei suoi difensori, l'avvocato Michele Cirabegna, ha ribadito le sue scuse per quel gesto dettato, con molta probabilità, dal panico.
Mentre Frigerio, il 'compagno G' e Luigi Grillo, il terzetto che avrebbe guidato la "squadra" degli appalti, ha respinto qualsiasi addebito negando le contestazioni, altre ammissioni sono arrivate da Maltauro e da Paris, i quali però hanno sostenuto di non far parte della "cupola" rifiutando l'accusa di associazione per delinquere.

La posizione di Frigerio - Frigerio, difeso dagli avvocati Paolo Grasso e Giovanni Dedola, non ha negato i fatti addebitati e dunque, riservandosi di chiarire e precisare davanti agli inquirenti, ha confessato di aver versato denaro sia in contanti sia sotto forma di false consulenze. Il manager Expo, che si farà risentire dai pm, invece ha parlato di "errori" assumendosi la responsabilità di aver 'girato' alla "squadra" notizie riservate.
Da quanto è stato riferito, inoltre, ha depositato nel fascicolo del gip la lettera di dimissioni da Expo, che però sarà inoltrata nelle prossime ore una volta che il giudice avrà rilasciato l'autorizzazione.
Come ha spiegato il suo legale, l'avvocato Luca Troyer, si è dimesso "perché ha sempre creduto nel progetto Expo e quindi ci tiene che vada avanti senza intralci". Inoltre il difensore ha presentato la richiesta di arresti domiciliari.

Con le loro dichiarazioni, Cattozzo, Maltauro e Paris inguaiano Frigerio, Greganti e Grillo che, al contrario, hanno negato tutto: niente mazzette, mai pilotato una gara, mai una interferenza illecita negli appalti.
L'attività dell'ex funzionario del Pci, invece, come ha spiegato il suo legale Roberto Macchia, è stata quella di "cercare imprenditori interessati alla realizzazione di immobili in legno e di seguire tutta questa filiera, dalla lavorazione del legno alla fabbricazione degli immobili, tenendo conto che anche per l'Expo ci saranno padiglioni così realizzati".

La versione di Greganti - La "tesi" di Greganti, infatti, secondo la difesa, "è che in questo settore in futuro si potrà garantire molta occupazione". Riguardo a Frigerio ha, poi, precisato di averlo incontrato "più volte", ma sempre "in relazione alla promozione di queste iniziative" mentre Grillo lo avrebbe visto "solo poche volte". Non diversa la linea dell'ex dc e dell'ex senatore del Pdl - da poco passati nelle file di Ncd - con il secondo che ha anche affermato di non aver mai messo piede al circolo culturale Tommaso Moro.
Circolo che secondo le indagini era la base operativa della "cupola" e dove, secondo alcune intercettazioni, sarebbero state contate le tangenti che per i pm - che stanno valutando di ricorrere contro il rigetto da parte del gip di 12 arresti - ammonterebbero in totale a circa 1,2 milioni di euro. Domani l'ultimo interrogatorio di garanzia: quello di Antonio Rognoni, l'ex dg di Ilspa, arrestato in un'altra inchiesta lo scorso 20 marzo, scarcerato prima di Pasqua e che si è visto recapitare a casa un'altra ordinanza di custodia cautelare però ai domiciliari.

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