Scajola arrestato dall'antimafia di Reggio Calabria

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L'ex ministro è in carcere a Roma con l'accusa di aver tentato di favorire la latitanza dell'ex deputato Amedeo Matacena, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Stava cercando di farlo fuggire in Libano

Avrebbe aiutato Amedeo Matacena jr, imprenditore ed ex deputato di Forza Italia,  a mantenere la sua latitanza a Dubai dopo la condanna inflittagli con sentenza definitiva a 5 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, progettando per lui un trasferimento in Libano. E' dunque con l'accusa di favoreggiamento che la Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria ha arrestato l'ex ministro dell'Interno e delle Attività Produttive, Claudio Scajola (le foto). "Contro Scajola ci sono gravi indizi di colpevolezza", ha detto a Sky TG24 Federico Cafiero De Raho, procuratore capo di Reggio Calabria. (Qui la conferenza stampa:VIDEO)


L'indagine - La Dia, che ha arrestato l'ex ministro, era da tempo sulle tracce dei capitali riciclati al nord dalla 'ndrangheta nell'ambito della complessa operazione "Breakfast", da cui, fra l'altro, erano emersi anche particolari sui fondi neri della Lega Nord. A quanto si apprende, Scajola, sfruttando i suoi contatti con figure di vertice dello stato libanese, si sarebbe attivato per aiutare Matacena a spostarsi nel paese dei cedri.

L'intercettazione, Scajola: "Lo portiamo in un posto più sicuro" -  In una telefonata intercettata e riportata nell'ordinanza di custodia cautelare, Scajola, parlando con Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena, avrebbe detto "lo spostiamo in un posto più sicuro e molto migliore, ma più vicino anche" (ASCOLTA L'AUDIO).


La fuga in Libano - I progetti di fuga di Matacena sono emersi anche grazie ai suoi contatti con Bruno Mafrici, personaggio che è al centro dell'indagine "Breakfast", a cui il latitante si era rivolto per ottenere soldi. Gli uomini della Dia e della Dda reggina parlano inoltre di una vera e propria associazione per delinquere, messa in piedi al fine di sottrarre l'ingente patrimonio di Matacena, figlio del fondatore della società che gestisce i traghetti nello stretto di Messina, al sequestro disposto dalla magistratura italiana dopo la condanna. E così è emersa una trama fatta di società fittizie intestate a prestanome.

Otto arresti in tutto. Sequestro di beni per 50 milioni - Oltre a Scajola, tra gli arrestati figurano la madre dell'imprenditore reggino, Raffaella De Carolis; la sua segretaria Maria Grazia Fiordelisi, Martino Politi, Antonio Chillemi (pure vicini a Matacena), e la segretaria di Scajola, Roberta Sacco. Lo stesso Matacena è destinatario di un ordine d'arresto. La moglie di Matacena, Chiara Rizzo, pure destinataria di un provvedimento di custodia cautelare, si trova a Montecarlo. Nel corso dell'operazione, sono stati sequestrati beni riconducibili all'ex politico latitante per un ammontare di 50 milioni di euro.

Berlusconi: "Sono addolorato" - Tra i primi a commentare l'arresto, nel corso di una trasmissione radiofonica, è stato Silvio Berlusconi. "Non so per quali motivi, non conosco nulla di questa situazione, ne sono addolorato" ha detto l'ex presidente del Consiglio. Il leader di Forza Italia spiega inoltre che l'ex coordinatore del partito è stato escluso dalla liste azzurre per le elezioni europee non certo perché si aveva sentore di inchieste giudiziarie nei suoi confronti. Ascolta l'audio

Le vicende giudiziarie di Scajola - Non è la prima volta che Scajola è protagonista di vicende giudiziarie. Lo scorso gennaio è stato assolto nel processo per finanziamento illecito ai partiti, vicenda che ruota intorno a una casa al Colosseo che sarebbe stata finanziata per oltre la metà dall'imprenditore Diego Anemone, a dire di Scajola a sua insaputa. La sentenza è stata impugnata dalla Procura di Roma.

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