Torino, donna morta dopo Ru486. Viale: "Una fatalità"

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Una 37enne è deceduta in ospedale dopo essersi sottoposta a un’interruzione volontaria di gravidanza con la pillola abortiva. A Sky TG24 il medico che iniziò la sperimentazione in Italia: “Complicazione cardiaca dovuta all’assunzione di farmaci”

Una donna di 37 anni è morta all'ospedale Martini di Torino dopo un'interruzione volontaria di gravidanza tramite la pillola abortiva Ru486. Se il caso dovesse essere confermato si tratterebbe della prima vittima in Italia legata in qualche modo alla somministrazione del farmaco abortivo, mentre negli Stati Uniti si conterebbero almeno 8 episodi del genere. I medici però negano un nesso tra la pillola e la morte della donna. A Sky TG24 Silvio Viale, considerato in Italia uno dei padri della Ru486 avendo cominciato la sperimentazione già nel 2005, è categorico: “È uno dei pochissimi casi al mondo dovuti a una complicazione cardiaca che non è legata direttamente alla Ru486 ma è una fatalità che può avvenire dall’assunzione di farmaci. È una fatalità”.

La donna – come anticipato dal quotidiano La Stampa – si era recata in ospedale il 4 aprile per la somministrazione del mifepristone, la sostanza che al massimo entro 48 ore ferma la gestazione. Seguendo il protocollo, dopo due giorni i medici le hanno somministrato anche l’altro farmaco, la prostaglandina, che provoca le contrazioni uterine necessarie all’eliminazione della mucosa e dell’embrione.
I problemi sarebbero sorti dopo 4 ore, quando la donna ha chiesto aiuto ai medici perché aveva difficoltà a respirare. Dopo un primo intervento con il defibrillatore, che sembrava aver risolto il problema, una seconda crisi respiratoria le è stata fatale.

Il dottor Paolo Simone, direttore sanitario dell’Asl To2 da cui dipende l’ospedale, ha assicurato al quotidiano torinese che i medici hanno rispettato fin dall’inizio il protocollo per l’interruzione di gravidanza col metodo farmacologico e che, ancor prima della richiesta della Procura, la direzione del nosocomio ha deciso di effettuare un’autopsia (che si svolgerà nella giornata di lunedì 14 aprile), i cui risultati potrebbero chiarire i motivi della morte della donna. 



Flavio Carnino, primario ginecologia ospedale Martini, spiega a Sky TG24: “È stato fatto tutto quello che c’era da fare dal punto di vista rianimatorio. Non c’erano delle note che potevano controindicare l’interruzione. Ora l’autopsia potrà verificare se c’erano altro patologie”.


Il dott. Silvio Viale, a Sky TG24, spiega che “non c’è da aver paura” perché “si è trattato di un arresto cardiaco. Questi casi sono imprevedibili”. “Purtroppo le polemiche e le strumentalizzazioni arriveranno – aggiunge Viale –. Noi siamo dispiaciuti perché (questo episodio, ndr) rientra nelle morti in gravidanza. In Italia muoiono ogni anno 40 donne in gravidanza, questa è una di quelle. Spesso se ne parla poco, in questo caso se ne parlerà anche troppo”.
Quanto agli episodi già registrati negli Stati Uniti, chiosa: “Il nesso con le morti americane non c’è. Quelle sono legate a un’infezione che c’è anche in altre patologie e anche lì non fu trovato nessun nesso con la pillola abortiva”.

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