Minori, diventa obbligatorio il certificato antipedofilia

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I datori di lavoro devono richiedere il documento quando assumono dipendenti che operano con bambini. La sanzione per chi non rispetta l’obbligo va dai 10mila ai 15mila euro. La norma non è retroattiva e non si applica a volontari e catechisti. IL VIDEO

Una sanzione che va dai 10mila ai 15mila euro. È quella che rischierà il datore di lavoro che, assumendo un dipendente che opera con minori, non richiederà il certificato penale del casellario giudiziale. Entra in vigore, infatti, il certificato antipedofilia.

Le nuove regole, contenute nel Decreto legislativo 39 del 4 marzo 2014 attuativo di una Direttiva Comunitaria relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, prevedono che “qualunque datore di lavoro che impiega una persona per lo svolgimento di attività professionali o volontarie che comportino contatti diretti e regolari con minori” deve richiedere al lavoratore il certificato penale del casellario giudiziale. Lo scopo è quello di verificare l'esistenza di condanne per una serie di reati, come pornografia, prostituzione, adescamento e violenza, ai danni di minori.

La norma, che non è retroattiva e quindi si applica solo ai nuovi assunti, ha provocato subbuglio in molti ambienti. È già stato chiarito che non riguarda i volontari e i catechisti. Restano ancora dubbi, però, sull’applicazione delle nuove regole ad altre categorie. Come ad esempio baby sitter, colf, docenti e bidelli. I tecnici del ministero dell’Istruzione stanno lavorando a una circolare che spieghi in modo chiaro ai dirigenti come comportarsi.

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