Campania, inchiesta spese in Consiglio: oltre 50 avvisi

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Truffa e peculato le ipotesi di reato. Coinvolta gran parte dei consiglieri regionali e tre fornitori che avrebbero procurato false fatture per ottenere i fondi. Tra gli indagati anche il sottosegretario Pd Del Basso De Caro e due senatori di Forza Italia

La Procura di Napoli ha chiuso le indagini sui rimborsi dei consiglieri regionali: oltre 50 avvisi notificati a consiglieri della Regione Campania e tre a fornitori che avrebbero procurato false fatture per ottenere i fondi. Tredici invece le richieste di archiviazione. Tra gli indagati figurano anche il sottosegretario Pd Umberto Del Basso De Caro e i senatori Domenico De Siano, coordinatore regionale di Forza Italia, ed Eva Longo, componente del gruppo di Fi a Palazzo Madama. Le ipotesi di reato vanno dal peculato alla truffa.

Tra le richieste di archiviazione proposte dal pm c’è quella di Fulvio Martuciello, già capogruppo del Pdl ed ora assessore regionale alle Attività produttive. Le contestazioni riguardano quasi integralmente la gestione dei rimborsi erogati dai singoli gruppi ai consiglieri per le spese legate all’attività istituzionale. I consiglieri indagati appartengono tutti all'attuale consiliatura ad eccezione di Pietro Diodato, indagato per truffa in relazione all'uso dei cosiddetti fondi per la comunicazione riguardanti la precedente consiliatura.

Le spese rimborsate: dai pasticcini alla tintura dei capelli - Nel corso degli interrogatori, numerosi consiglieri coinvolti nell'inchiesta in Campania sui rimborsi, secondo quanto riportano fonti investigative, hanno sostenuto di non essere tenuti a documentare le spese sostenute in quanto non previsto dalla legge regionale. Una tesi non condivisa dai magistrati, che nel corso dell'inchiesta hanno individuato numerose spese non compatibili con l’attività istituzionale.
Tra queste tintura per capelli, dvd, acquisti in pasticceria ed enoteca, giocattoli, occhiali da vista, farmaci, sigarette, capi di abbigliamento. Negli avvisi di conclusione delle indagini si fa inoltre riferimento a nuovi casi di presunte irregolarità, come l'acquisto di cravatte da parte di consiglieri del Pd, giustificato dal capogruppo Giuseppe Russo come gadget.

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