Ponzellini verso processo, i pm: "finanziò anche Santanchè"

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C'è anche l'esponente Fi (non indagata) nella lista di clienti che avrebbero ricevuto finanziamenti illeciti da Bpm. E' quanto emerge dall'avviso di conclusione delle indagini notificato a 17 persone, per cui si profila la richiesta di rinvio a giudizio

C'è anche la parlamentare di Forza Italia Daniela Santanchè nella lunga lista di quei clienti che avrebbero ricevuto presunti finanziamenti illeciti dalla Banca Popolare di Milano, quando era guidata da Massimo Ponzellini, il quale avrebbe creato "una struttura parallela e deviata" all'interno dell'istituto di credito per distribuire oltre 233 milioni di euro "a soggetti segnalati da ambienti politici o imprenditoriali". Il tutto "in contrasto con le regole e gli interessi" della banca.

Avviso di conclusione delle indagini per 17 indagati
- E' quanto emerge dall'avviso di conclusione delle indagini firmato dai pm di Milano Roberto Pellicano e Mauro Clerici, e notificato dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf milanese a 17 persone per cui si profila la richiesta di rinvio a giudizio. Tra i destinatari, lo stesso Ponzellini, il suo ex 'braccio destro' Antonio Cannalire, il cosiddetto 're delle slot machine' Francesco Corallo, titolare di Atlantis/B-Plus, Onofrio Amoruso Battista, avvocato ed ex consigliere regionale della Lombardia, Emilio Santomauro, ex consigliere comunale milanese, Giorgio Bianchini Scudellari, che era nel Cda dell'istituto di credito, il commercialista di Ponzellini, Guido Rubbi e Maurizio Mondani in qualità di ad di Capgemini.

L'ex presidente di Bpm era finito agli arresti domiciliari, il 29 maggio 2012, con le accuse di associazione per delinquere e corruzione privata (accusa quest'ultima poi caduta sia per lui che per Corallo, quando l'istituto di credito ha ritirato la querela nei loro confronti). Corallo, invece, era rimasto latitante per 14 mesi a Santo Domingo prima di costituirsi la scorsa estate e poi essere scarcerato.

Le accuse - Nell'atto di chiusura delle indagini per le accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere, appropriazione indebita, riciclaggio e altri reati (tra cui l'infedeltà patrimoniale), c'è anche il capitolo 'Visibilia' dal nome delle società di concessione pubblicitaria amministrate da Santanchè, che non è indagata. Già nel provvedimento d'arresto a carico di Ponzellini era saltato fuori il nome dell'onorevole di Forza Italia e di altri politici (non indagati): dagli ex ministri Paolo Romani, Aldo Brancher e Ignazio La Russa al parlamentare Alfredo Messina. Secondo i pm, Ponzellini e Cannalire, "in conflitto di interessi" per la loro posizione di dirigenti di Bpm, avrebbero finanziato "nell'interesse esclusivo di Daniela Santanchè” due societàda lei amministrate, "Visibilia2 e Visibilia srl" con "circa 2,8 milioni di euro". Cifra questa mai indicata prima nelle carte dell'inchiesta. Stanziamenti "deliberati nel dicembre del 2009 e agosto 2010 con successive proroghe di scadenza, con la consapevolezza di recare pregiudizio alla banca, posto che le società finanziate - scrivono i pm - erano prive di affidabilità bancaria essendo in condizioni di fragilità economico-patrimoniale e in difetto di valide garanzie".

Questo ed altri presunti finanziamenti illeciti, come i 145 milioni di euro concessi a Corallo che doveva acquistare slot machine di ultima generazione, rientravano, secondo i pm, nelle cosiddette "pratiche del Presidente". Per queste "pratiche" Ponzellini e gli altri membri dell'associazione per delinquere avrebbero messo in piedi una "struttura parallela" adatta a "recepire, coltivare e soddisfare le richieste di finanziamento di una cerchia di soggetti segnalati da ambienti politici o imprenditoriali". Persone che erano poi "in grado di retribuire i membri dell'associazione". Tanto che per quei presunti prestiti illeciti per almeno 233,8 milioni di euro avrebbero ottenuto 'compensi' per circa 2,4 milioni di euro. La Bialetti Holding, ad esempio, nel 2010 ha ricevuto crediti da Bpm per 8 milioni di euro, in cambio del pagamento di 400mila euro, mentre alla Binda4 srl sono stati concessi crediti per 22 milioni di euro, a fronte di un pagamento di 349mila euro. L'imprenditore Camillo Colella (indagato), inoltre, avrebbe corrisposto circa 700mila euro a Ponzellini, tra il 2010 e il 2011, e "si prestava all'interposizione soggettiva fittizia e sopportava costi relativi al mantenimento delle società lussemburghese Mavy Sa proprietaria dell'imbarcazione 'Santa Maria a Marè di proprietà” del banchiere. Nell'inchiesta risultavano indagati anche l'ex deputato del Pdl, Marco Milanese, e l'ex dg di Bpm, Enzo Chiesa, i quali non figurano nell'avviso di chiusura delle indagini.

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