Berlusconi, Pg Cassazione chiede 2 anni di interdizione

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E' attesa per il pomeriggio la sentenza dei Supremi giudici per ridefinire la pena accessoria per l'ex premier, condannato per frode fiscale. La richiesta del sostituto procuratore: confermare la decisione della corte d'Appello di Milano

La Corte di Cassazione deciderà nel pomeriggio di martedì 18 marzo se confermare l'interdizione per due anni dai pubblici uffici di Silvio Berlusconi. La decisione della Suprema Corte riguarda la ridefinizione della pena accessoria di Berlusconi, condannato quest'estate in via definitiva per frode fiscale a un anno di reclusione (la pena era di quattro anni, ma tre sono stati eliminati grazie agli effetti dell'indulto). Confermando la sentenza del tribunale di Milano sui fondi neri Mediaset, la Cassazione aveva però chiesto ai giudici ambrosiani di rivedere la durata dell'interdizione, inizialmente fissata a cinque anni. Il 19 ottobre scorso, dunque, la corte d'Appello di Milano ha fissato a due anni la pena accessoria e la difesa di Berlusconi, che chiedeva un solo anno, ha impugnato la sentenza. Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Aldo Policastro, ha chiesto di confermare i 2 anni.

L'incandidabilità - Se confermassero i due anni d'interdizione, i supremi giudici metterebbero probabilmente la parola fine alla possibilità per Berlusconi di candidarsi alle elezioni europee di fine maggio, come invece vorrebbero gli esponenti di Forza Italia.

Le prossime tappe - Dopo la decisione di oggi della Cassazione, la prossima tappa attesa è quella del 10 aprile, quando il tribunale di sorveglianza dovrà decidere se concedere a Berlusconi di scontare l'anno di pena con l'affidamento ai servizi sociali, come richiesto dai suoi legali, o agli arresti domiciliari. Se il tribunale dovesse rigettare la richiesta, la decisione potrebbe comunque essere impugnata dalla difesa. Non è stata invece ancora fissata la data del pronunciamento della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, a cui la difesa di Berlusconi si è appellata contro la legge Severino.

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