Roma, indagati i vertici delle aziende Roche e Novartis

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La procura della Capitale ipotizza per i dirigenti delle due case farmaceutiche i reati di associazione per delinquere, disastro doloso e corruzione. Dal Cdm arriva la stretta contro i cartelli per i farmaci

Amministratori e dirigenti delle società Roche e Novartis sarebbero indagati a Roma nell'inchiesta sulla presunta campagna di denigrazione del farmaco Avastin che ha indotto l'Antitrust a comminare una multa di 180 milioni di euro. I reati ipotizzati dalla procura di Roma nei confronti dei vertici delle due aziende sono associazione per delinquere, aggiotaggio, disastro doloso, corruzione e truffa ai danni di enti pubblici. Dal Cdm arriva invece la stretta contro i cartelli per i farmaci.

Il caso - Le due multinazionali del farmaco sono state recentemente al centro di un'inchiesta dell'Antitrust che le ha multate perché sospettate di aver fatto 'cartello' affinché solo un prodotto, il Lucentis, molto costoso, venisse utilizzato al posto di uno meno caro, l'Avastin, per la cura della vista.

Dal Cdm stretta sui cartelli per i farmaci - Ed è proprio per evitare casi come quelli Novartis-Roche che il Consiglio dei ministri del 14 marzo ha dato il via libera al decreto che reintroduce le tabelle per la classificazione delle sostanze stupefacenti e che prevede anche norme precise contro i 'cartelli' delle aziende del farmaco.

Indagini anche a Torino - I reati formulati dalla procura di Roma nei confronti di dirigenti e amministratori delle due multinazionali - associazione per delinquere, aggiotaggio, disastro doloso, corruzione e truffa ai danni di enti pubblici - sono gli stessi reati perseguiti da tempo dalla procura di Torino che si sta occupando di fatti analoghi. Si profila, dunque, un conflitto di competenza tra i due uffici giudiziari. I magistrati di Roma (il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Stefano Pesci) chiederanno presto a quelli del capoluogo piemontese la trasmissione degli atti, come prevede l'articolo 54 bis del codice di procedura penale. Se la risposta dei pm torinesi dovesse essere negativa, scatterebbe il contrasto.

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