Finisce la fuga di Domenico Cutrì, catturato nel sonno

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Blitz dei Carabinieri a Inveruno (Milano). Il detenuto, scappato a Gallarate, sorpreso in un appartamento. Nel covo mancavano acqua e luce. Gli inquirenti: "Era pronto a sparare". Altri due in manette. Alfano: "Ancora una volta lo Stato vince". VIDEO

E' finita la fuga di Domenico Cutrì, l'ergastolano evaso dal tribunale di Gallarate (Varese) dopo una sanguinosa sparatoria in cui lunedì 3 febbraio ha perso la vita il fratello Antonino. Cutrì è stato catturato dai carabinieri a Inveruno, nel milanese, dentro una palazzina in ristrutturazione in via Villoresi. E' stato sorpreso nel sonno. Con lui Luca Greco, 35 anni, un pregiudicato fermato con l'accusa di aver fatto parte del commando entrato in azione lunedì scorso. All'interno dell'appartamento (FOTO) c'era, oltre ad alimenti e giornali, anche una pistola 357 Magnum. Mancavano però acqua e luce.
La casa era stata messa a disposizione dell'evaso da un piccolo imprenditore della zona, Franco Cafà, 35 anni, arrestato sabato 8 febbraio dai carabinieri a Buscate (Milano) con l'accusa di favoreggiamento.
Domenico Cutrì, insieme al fratello più giovane Daniele, che è accusato di aver fatto parte del commando che lo ha liberato, sono stati trasferiti nel carcere milanese di Opera.

Le telecamere di Sky TG24 nel covo di Cutrì



"Era pronto a sparare" - Domenico Cutri' era pronto a sparare. Il boss, al momento dell'irruzione dei Gis dei Carabinieri, secondo quanto riferito durante la conferenza stampa al comando provinciale di Varese, aveva con se' una pistola ma non ha avuto il tempo di usarla. "La sua cattura si è svolta in pochi secondi - hanno spiegato i militari - non ha potuto reagire. Non ha rilasciato alcuna dichiarazione".
Il fatto che avesse accanto una pistola è un aspetto che, secondo i carabinieri, denota la sua "estrema pericolosità". C'erano inoltre concreti elementi per sospettare che "il soggetto potesse allontanarsi di nuovo da un momento all'altro". Per gli inquirenti Cutrì e il suo complice, inoltre, "si sentivano relativamente al sicuro, li abbiamo trovati vestiti".

L'ideatore della fuga era stato il fratello Antonino Cutrì - Gli inquirenti hanno sottolineato che il vero ideatore del piano di fuga di Domenico Cutrì era Antonino, il fratello del bosso morto durante la sparatoria. Con la morte di Antonino si è sgretolato tutto. Nell'iniziale covo di Cellio, nel vercellese, inoltre, i carabinieri hanno trovato centinaia di videocassette a dimostrazione che Domenico Cutrì aveva intenzione di passarvi molto tempo. Cutrì è stato definito un "maniaco" della sicurezza dei covi (era stato latitante anche in passato). Nella stessa abitazione della sua famiglia è stato trovato uno scatolone di telecamere.

Per catturarlo la tecnica del "taglio dei rami secchi" - Per catturare Domenico Cutri', pronto a trasferirsi assumendo una nuova identità e compiere nuovi crimini, è stata usata inoltre dagli inquirenti la tecnica del "taglio dei rami secchi". Gli sono stati tolti tutti gli appoggi e con il fermo degli altri componenti della banda è stato costretto rifugiarsi in un covo di fortuna e improvvisato. E' stata ricostruita tutta la "vita criminale" del boss.  E' stato fondamentale, hanno spiegato ancora gli inquirenti, verificare attraverso tutte le informazioni raccolte grazie alla sinergia fra i vari reparti dei carabinieri e con le stazioni limitrofe, che Cutrì aveva tutta una serie di relazioni con diversi soggetti. Il boss aveva legami in loco, con i due fratelli in particolare, ma non al di fuori della Lombardia o del Piemonte.

Il procuratore alla famiglia di Cutrì: "Un morto e due in carcere bastano"
- Il procuratore di Busto Arsizio Gianluigi Fontana ha voluto lanciare un appello ai familiari di Domenico Cutrì, dopo alcune dichiarazioni da loro rese nei giorni scorsi in cui dicevano di essere contenti che il figlio fosse libero. La madre, in un'intervista lo aveva anche invitato a non costituirsi. "Voglio fare un appello ai familiari di Cutrì - ha detto il magistrato -. Lo Stato è forte e il suo lavoro non è finito. Un figlio morto e due in carcere bastano".

Il commando - Cutrì, 32 anni, era stato condannato in appello all'ergastolo come mandante dell'omicidio di un cittadino polacco. Era scappato davanti al tribunale di Gallarate dove doveva sostenere un processo per truffa. Del commando che lo ha liberato facevano parte, secondo quanto accertato dai carabinieri, coordinati dal pm di Busto Arsizio, Raffaella Zappatini, i suoi fratelli Antonino, 30 anni, morto in seguito al conflitto a fuoco con gli agenti della Polizia penitenziaria, e Daniele, 23 anni, fermato due giorni fa. Altri quattro componenti del commando erano stati fermati a Cellio (Vercelli) dove era stato allestito un covo e un quarto a Napoli. In carcere si trova anche la compagna di Antonino Cutrì, Carlotta Di Lauro, accusata di aver fornito supporto logistico all'evasione. Si è fatta trovare ieri sera in casa dei genitori dopo tre giorni in cui era stata irriperibile con il figlio di cinque anni avuto da una precedente relazione.
"Nessuno degli arrestati ha collaborato alle indagini", ha spiegato a Sky TG24 il colonnello Alessandro De Angelis, comandante provinciale dei Carabinieri di Varese (VIDEO).

Cancellieri: "Complimenti ai carabinieri" - Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha telefonato al comandante dell'Arma dei Carabinieri, generale Leonardo Gallitelli, per complimentarsi per la cattura di Domenico Cutri'. "Il Ministro - dice una nota - ha ringraziato tutte le Forze di Polizia e la Magistratura per collaborazione che ha portato alla rapida conclusione della fuga e anche alla cattura dei complici. Con l'occasione il Guardasigilli ha voluto ribadire il suo "grazie" agli uomini della Polizia Penitenziaria per il lavoro delicato e pericoloso che quotidianamente svolgono". Complimenti anche da parte del ministro dell'Interno Angelino Alfano (VIDEO).




L'ingresso della palazzina dove è stato arrestato Cutrì su Google Street View



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