No Tav, Procura Torino chiede condanna a 9 mesi per Grillo

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La richiesta nell'ambito di un processo per la costruzione di una baita abusiva in val di Susa. L'ex comico è poi indagato per la lettera con la quale invitò la polizia a unirsi alla protesta dei Forconi. "Spero in un decreto svuota-carceri", ha scherzato

La Procura di Torino ha chiesto di condannare a nove mesi di reclusione il leader del M5S, Beppe Grillo, al termine di un processo legato a una delle dimostrazioni dei No Tav in Valle di Susa. In particolare la condanna riguarda la costruzione abusiva di una baita, nel dicembre 2010, diventata simbolo del movimento.

Grillo: “Spero nello svuota-carceri…” - "Si stanno accumulando denunce su di me, ma spero in un decreto svuota-carceri in modo che la mia preoccupazione diventi più sostenibile", ha scherzo Grillo nella serata di venerdì 7 febbraio a proposito delle vicende giudiziarie che lo riguardano.. "Sono pieno di denunce, sono un eversore - ha aggiunto - e  il pm ha chiesto per me nove mesi di carcere per essere entrato in una baita, formulando un'imputazione secondo la quale io avrei  rotto un sigillo già portato via dal vento".

Pg Genova: "Grillo indagato da varie Procure" - La richiesta di condanna della Procura di Torino non è in effetti l'unica vicenda giudiziaria che riguarda il leader del M5S. Beppe Grillo infatti è anche indagato da diverse procure italiane per "istigazione di militari a disobbedire alle leggi". A renderlo noto la Procura di Genova che spiega come Grillo non sia indagato a Genova ma che qui "sono arrivati atti da varie procure dove risulta già indagato". "Li stiamo valutando per capire se aprire una indagine o meno, stiamo valutando le carte" ha spiegato il procuratore Michele di Legge. Gli atti provengono dalle procure di Roma, Bergamo e Teramo.

L'esposto del parlamentare Pd Raciti
- La vicenda farebbe seguito a un esposto del parlamentare e coordinatore dei giovani del Pd Fausto Raciti, che stigmatizzava una lettera aperta di Grillo indirizzata ai vertici di Polizia, Esercito e Carabinieri a non schierarsi a protezione della classe politica italiana. Raciti ravvisò nella lettera del leader di M5S, appunto, un'istigazione alla disobbedienza e quindi un reato. Lo scritto risale al 10 dicembre scorso e segue le manifestazioni dei Forconi e il clamoroso gesto di alcuni agenti addetti all'ordine pubblico che a Torino, Genova e Milano si sfilarono il casco protettivo.

Lettera indirizzata ai vertici delle forze dell'ordine -  "Alcuni agenti di Polizia e della Guardia di finanza a Torino si sono tolti il casco - scrisse Grillo sul suo blog - si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. E' stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari". Quindi, sosteneva: "Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l'Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare. Le forze dell'ordine non meritano un ruolo così degradante. Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro. Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini. Sarà un segnale rivoluzionario, pacifico, estremo e l'Italia cambierà. In alto i cuori".
La lettera era indirizzata a Leonardo Gallittelli, comandante generale dell'Arma dei carabinieri, Alessandro Pansa, capo della polizia di Stato e Claudio Graziano, capo di stato maggiore dell'Esercito italiano. Raciti denunciò Grillo ai carabinieri di Roma, l'esposto fu trasferito alla procura di Roma e quindi indirizzato a Genova. Il reato contestato a Grillo prevede pene da 1 a 3 anni e se commesso in pubblico pene da 2 a 5 anni.

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