Detenuto evaso, la madre: "Sono contenta che sia libero"

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La donna, dopo un breve incontro con il pm, si è detta convinta che il figlio Domenico Cutrì, in fuga dopo l’assalto al furgone della polizia penitenziaria, “si costituirebbe se ci fosse un giusto processo”. Indagini e ricerche proseguono a tutto campo

"Sono contenta che Domenico sia libero, se ci fosse un giusto processo sono sicura che si costituirebbe". Lo ha detto Maria Antonietta Lantone, madre di Domenico Cutrì, il detenuto evaso due giorni fa e ancora in fuga, parlando con i giornalisti al termine di un breve incontro con il pm Raffaella Zappatini, titolare delle indagini, in Procura a Busto Arsizio. La donna ha incontrato il pm per chiedere notizie sull'autopsia che sarà effettuata sul corpo del figlio, Antonino Cutrì, morto per una ferita riportata nell'assalto al furgone della polizia penitenziaria fuori dal Tribunale di Gallarate, che ha portato alla liberazione di suo fratello.

Le indagini, intanto, proseguono a tutto campo. Così come le ricerche dell’evaso. Gli investigatori stanno ora ricostruendo gli ultimi contatti avuti dalla famiglia e le telefonate effettuate. Il sostituto procuratore della Repubblica, Raffaella Zappatini, che coordina le indagini, si si dice "fiduciosa". Del fratello minore, Daniele, gli investigatori hanno accertato che, effettivamente il giorno prima, domenica, si è recato a Napoli, come aveva dichiarato la fidanzata durante un interrogatorio. Ora, però non sanno dove sia e non escludono che possa essere coinvolto nella fase "b" dell'evasione. Per ora, tuttavia, non ci sono indagati. Ci sono solo le accuse di procurata evasione, tentato omicidio e lesioni aggravate nei confronti di ignoti, il commando di cui non si conoscono i nomi.

Sul luogo dell'agguato, il tribunale di Gallarate, sono stati rinvenuti oltre 30 bossoli tra calibro 9 e 7,65. Il calibro 9 è in dotazione alla polizia penitenziaria e il ritrovamento di altri bossoli di diverso calibro fa propendere gli inquirenti ad avvalorare la ricostruzione fatta dalla polizia penitenziaria e cioè che ha risposto al fuoco.

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