Ragazza iraniana uccisa, fermati i coinquilini

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L'omicidio della 29enne sarebbe avvenuto a Milano. Poi il suo cadavere sarebbe stato portato in una valigia fino a Venezia per essere abbandonato nella laguna. I due arrestati avrebbero confessato l'occultamento

Uccisa a Milano, chiusa in una valigia, quindi abbandonata senza vita vicino al Lido di Venezia. E' questo quanto sarebbe accaduto a Mahtab Savoji, la 29enne studentessa iraniana il cui corpo senza vita è stato trovato la scorsa settimana nel canale di via Cipro che costeggia via Loredan al Lido di Venezia. Un omicidio di cui ora sono accusati i suoi coinquilini, una coppia di cittadini indiani di trent'anni circa.

La valigia portata prima a Lecco, poi a Venezia - I due indiani, regolari sul territorio  e residenti da anni in Italia, G.K. e R.S., 30 anni lei e 28 lui, lavorano entrambi in un albergo come cameriera e barman, e formano una coppia nella vita. Per ora si sarebbero limitati a confessare l'occultamento del cadavere. I due sostengono di aver trovato la ragazza già morta e raccontano di aver perso la testa decidendo di nascondere il cadavere. Nel pomeriggio di lunedì 24 gennaio avrebbero nascosto il cadavere in un trolley e lo avrebbero trasportato in treno fino a Lecco, ma qui si sarebbero resi conto dell'impossibilità di disfarsene. Rientrati a Milano, i due sono saliti su un altro treno che li ha portati a Venezia, dove hanno abbandonato il corpo della studentessa nelle acque del Lido. A incastrarli le riprese a circuito chiuso della stazione ferroviaria e la testimonianza del tassista che dalla Laguna li avrebbe riportati a Milano. Il pm di Milano Grazia Pradella ha disposto per entrambi il fermo con l'accusa di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.

Alla base del delitto forse un approccio rifiutato
- Ancora incerto il movente. La giovane iraniana condivideva con la coppia un appartamento in via Pericle a Milano, ma i rapporti tra i tre non erano particolarmente buoni, tanto che la vittima avrebbe dovuto trascolare proprio questa settimana. Gli inquirenti inoltre non escludono che alla base del delitto potrebbe esserci stato un approccio rifiutato da parte dell'uomo nei confronti della vittima.

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