Varese, assalto a furgone: evade detenuto, muore il fratello

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A Gallarate un commando armato ha preso di mira un mezzo della Polizia Penitenziaria. Esplosi circa trenta colpi di pistola. Feriti lievemente due agenti. L'ergastolano Domenico Cutrì è fuggito, il fratello è morto. Trovata l'auto usata per la fuga. FOTO

Un commando armato di quattro persone, poco dopo le 15 di lunedì 3 febbraio, ha assaltato un furgone della polizia penitenziaria a Gallarate (Varese), vicino al tribunale e ha liberato Domenico Cutrì, 32enne condannato all'ergastolo per omicidio (FOTO - MAPPA). Nell'assalto sono stati esplosi una trentina di colpi di pistola. Uno degli assalitori, fratello dell'evaso, è morto. Gli altri sono in fuga.
Due agenti sono rimasti feriti in maniera non grave. Polizia e carabinieri hanno allestito dei posti di blocco per intercettare l'auto e hanno effettuato i rilievi sulla seconda vettura dei malviventi, ritrovata vicino al tribunale, con a bordo alcune armi, tra cui fucili da assalto.  
“Sono stati esplosi molti colpi. Sembrava un far west, un proiettile mi è passato vicino” ha raccontato un testimone oculare a Sky TG24.



La dinamica - Secondo le prime ricostruzioni, Cutrì a bordo di un mezzo della penitenziaria con una scorta di quattro agenti, era stato trasportato dal carcere di Busto Arsizio a Gallarate. Era appena uscito dal furgone e gli agenti lo stavano accompagnando in tribunale dove doveva prendere parte a un'udienza. A quel punto sono arrivati i banditi. Hanno minacciato gli agenti, puntandogli contro le pistole e intimandogli di liberare il detenuto, e uno di loro ha spruzzato dello spray urticante negli occhi di uno dei poliziotti. Un altro agente è stato spinto giù dalle scale del tribunale, e nella caduta ha riportato un lieve trauma cranico. C'è stata quindi una sparatoria tra i malviventi e gli agenti, durante la quale sono stati esplosi una trentina di colpi.
Uno dei colpi ha raggiunto uno degli assalitori, il fratello del detenuto, Antonino Cutrì, che è poi morto per la gravità delle ferite riportate, circa un'ora dopo all'ospedale di Magenta.
Due agenti, rimasti contusi, sono stati soccorsi dal personale del 118, portati all'ospedale di Gallarate per accertamenti e in serata dimessi.

La fuga - L'azione è durata pochissimo. Un minuto e mezzo. L'ergastolano è fuggito insieme ai complici, che hanno caricato su una Citroen C3 nera anche il ferito.
A questo punto la fuga dei malviventi, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, è proseguita verso Cuggiono, il paese in provincia di Milano dove vive la madre dei fratelli Cutrì. Caricata la donna in auto la corsa è ripresa verso l'ospedale di Magenta dove il ferito e la madre sono stati scaricati. Ma per Antonino non c'era più nulla da fare ed è morto poco prima delle 16. La madre nel frattempo è stata sentita dagli investigatori.
Nella serata del 3 febbraio si era diffusa la notizia, annunciata dalla Uil Penitenziari, che un altro fratello di Cutrì, ferito ad un piede si era costituito, ma la circostanza è stata smentita dai carabinieri.

Chi è Domenico Cutrì - L'uomo evaso è un 32 enne di origine calabrese residente a Legnano. Era stato condannato all'ergastolo con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio di Lukacs Kobrzeniecki, giovane polacco freddato a Trecate (Novara) nella notte fra il 15 e il 16 giugno del 2006.  Nel dicembre del 2012, la Corte di Appello di Torino aveva confermato la sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Novara che condannava al carcere a vita l'uomo. A nulla servì la testimonianza dell'amante dell'uomo, rivelatasi poi fasulla. La pena è stata ribadita anche in appello.

Cancellieri: "Episodio molto grave" - "Si tratta di un episodio molto grave che sto seguendo, nella sua evoluzione, in costante contatto con i vertici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Spero che al più presto l'ergastolano evaso e la banda complice, venga assicurata alla giustizia grazie al lavoro di tutte le Forze di Polizia" ha dichiarato il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri. E ha aggiunto: "Il mio pensiero, la solidarietà e la vicinanza -ai quattro agenti di Polizia Penitenziaria coinvolti nell'assalto e a tutto il Corpo per il delicatissimo e pericoloso compito che svolgono".

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