L'Aquila, interrotta la protesta nella sede di Bankitalia

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Celso Cioni, direttore di Confcommercio, si era chiuso nella filiale con una tanica di benzina. "Sento il dovere di fare un atto" per difendere i piccoli imprenditori, aveva spiegato Sky TG24. Dopo una mediazione dei carabinieri l'uomo ha desistito

Si è conclusa la protesta di Celso Cioni, presidente di Confcommercio dell'Aquila, che si è barricato per alcune ore nel bagno della filiale di Bankitalia in piazza Duomo. "Ci negano i prestiti. E' impossibile far ripartire l'economia" aveva detto a Sky TG24. Con sé aveva una tanica di benzina e un accendino e minacciava di darsi fuoco se il governo non avrebbe rivisto "le condizioni del sistema bancario, almeno nei paesi del cratere e della città che è ancora militarizzata". Dopo una lunga mediazione condotta dal comandante provinciale dei carabinieri, il colonello Savino Guarino, unitamente al sostituto procuratore Stefano Gallo, Cioni ha però deciso di desistere dalla sua protesta.

I piccoli imprenditori vivono una vita da incubo - Una gesto eclatante che voleva essere a favore dei piccoli commercianti che lavorano nel capoluogo abruzzese e nei paesi del cratere che ancora lottano dopo il terremoto del 6 aprile 2009 (le foto i video).
"Sono stati costretti a chiudere i loro negozi dopo il sisma e oggi vivono con l'incubo di dover lottare contro un sistema bancario che in questa zona dovrebbe avere tutt'altre regole" aveva detto a SkyTG24, spiegando poi: "Ci siamo visti negare anche prestiti di 10 mila euro per piccoli imprenditori che voglio ripartire. Così non si fa ripartire la ricostruzione economica di questo territorio".

"Mi sento in dovere di fare un atto estremo" -
"Io, come sindacalista, sento il dovere di fare anche un atto estremo perché è giusto difendere persone che non hanno altra colpa che quella di essere nati in questa città e di volerci restare".
Intanto, oggi cominciano gli interrogatori delle 8 persone indagate nell'inchiesta su presunte tangenti nella ricostruzione post terremoto. L'inchiesta ha travolto l'amministrazione comunale. Dopo il vicesindaco ha lasciato anche Massimo Cialente, il primo cittadino, che però non è coinvolto nelle indagini della procura.

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