Lazio, inchiesta sul traffico di rifiuti: 7 arresti

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Ai domiciliari anche il proprietario della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni, e l'ex presidente della Regione Bruno Landi. Nell'inchiesta ci sono 21 indagati, e tra loro anche l'ex governatore Piero Marrazzo

Sette persone sono state arrestate dai carabinieri del Noe di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione dei rifiuti del Lazio. Tra queste, il proprietario dell'area della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni, e l'ex presidente della Regione Lazio, Bruno Landi. Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti.
Tra arrestati e indagati, sono in tutto 21 i soggetti coinvolti nell'inchiesta della procura di Roma. Tra questi figura il nome dell'ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, citato in un capo di imputazione per abuso d'ufficio e falso.

Marino: Malagrotta che rappresentava una ferita aperta nella città - "La magistratura deve compiere il proprio lavoro importante nella sua autonomia", mentre "io non posso che
esprimere solo la piena soddisfazione per avere chiuso definitivamente la discarica di Malagrotta che rappresentava una ferita aperta nella città". Così il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha commentato l'indagine sui rifiuti della capitale proprio nel giorno in cui ha presentato al Campidoglio i nuovi vertici di Ama, l'azienda municipalizzata dei rifiuti di Roma. Il nuovo cda è composto da tre membri: Ivan Strozzi, indicato come presidente e amministratore delegato e due dirigenti del Campidoglio, Rita Caldarozzi e Carolina Cirillo. In passato Strozzi è stato presidente della società Eco Emilia Romagna, direttore generale dell'azienda municipalizzata Igiene Ambientale della città di Torino e amministratore delegato dell'Acam spa di La Spezia.

Sequestro per 18 milioni di euro - Nell'ambito dell'indagine sui rifiuti della capitale i carabinieri hanno effettuato anche sequestri per l’equivalente di oltre 18 milioni di euro a danno delle società E.Giovi srl (gestore della discarica di Malagrotta) e Pontina Ambiente srl (gestore della discarica di Albano Lazione) in quanto presunti proventi del traffico di rifiuti.

I reati ipotizzati - Oltre a rispondere di associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, i sette indagati, a seconda delle posizioni, sono accusati anche di violazione di norme contro la pubblica amministrazione e di truffa in pubbliche forniture. Degli arrestati, Pino Sicignano è il direttore della discarica di Albano Laziale, mentre Raniero De Filippis è stato dirigente della Regione Lazio.

L'indagine - L'indagine, informa la nota dell'Arma, che ipotizza una vera e propria organizzazione criminale, si concentra su quattro direttrici: la gestione dell'impianto di raccolta e trattamento rifiuti di Albano Laziale, il termovalorizzatore della medesima città, la realizzazione di un invaso per una nuova discarica in località Monti dell'Ortaccio e le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti nei comuni di Anzio e Nettuno.
Secondo gli investigatori, nella piramide organizzativa del traffico di rifiuti dopo Cerroni, si trovava Bruno Landi, anche lui ai domiciliari, ex presidente Psi della Regione Lazio nella prima metà degli anni 80 e "storico collaboratore" dell'imprenditore.

In 7 ai domiciliari
- Gli altri arrestati sono Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della Direzione regionale Energia, il manager Francesco Rando, l'imprenditore Piero Giovi, inoltre Raniero De Filippis e Pino Sicignano. Le indagini sono state condotte dai militari del Noe (Nucleo operativo ecologico) diretti dal colonnello Sergio De Caprio, anche noto come “Ultimo” (che nel 1993 catturò Totò Riina), e coordinati dal capitano Pietro Rajola Pescarini.

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