I migranti al Cie: "Ecco perché ci siamo cuciti la bocca"

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"Come mai siamo qui? Non abbiamo fatto nulla. Questa vita non è giusta" dice a Sky TG24 un giovane migrante che spiega le ragioni della protesta nella struttura di Ponte Galeria a Roma. Il direttore: "Si sentono reclusi". VIDEO

"Qui c’è gente che vive in Italia da 9 anni, da 10, da 24. C’è persino chi è qui dal 1981. Come mai? Come mai? Non hanno fatto nulla. Questa è una vita che non è giusta". A parlare è un ragazzo giovane. Gesticola da dietro le sbarre del Cie di Ponte Galeria. Cerca risposte. Affianco a lui altri migranti da mesi chiusi nel Centro di identificazione ed espulsione (in Italia ce ne sono 13 – LA MAPPA INTERATTIVA).
In nove, tutti di origine magrebina, hanno deciso di cucirsi la bocca. Al gruppo, domenica 22 dicembre, si è aggiunta una decima persona. Un gesto estremo per denunciare il protrarsi di quella che può essere definita una detenzione. Ma senza aver commesso alcun reato. Sono bloccati in spazi comuni, in attesa di essere identificati e rimpatriati. Alcuni aspettano da tempo, anche da 4 mesi.
Al momento, i migranti sono in grado di bere; hanno cucito la bocca solo in un punto laterale. Tutti, però, hanno iniziato lo sciopero della fame. VIDEO


Il direttore: si sentono reclusi - "Si sentono reclusi" spiega a Sky TG24 vincenzo Lutrelli, direttore della struttura di Roma. "Ci siamo accorti subito della protesta dei migranti – aggiunge – Alcuni di loro non hanno voluto dare spiegazioni. Altri, al grido di ‘libertà" hanno espresso la loro disperazione "per il protrarsi dei tempi di permanenza". E aggiunge: "Queste persone non hanno problemi con la gestione dei servizi, protestano contro il trattenimento, i consolati, le lungaggini". VIDEO

Ponte Galeria, il Cie di Roma - "Quella di Ponte Galeria è una situazione difficile – dice il Garante dei detenuti, Marroni - ma di momenti complessi ne abbiamo vissuti molti, soprattutto quando la struttura, che da mesi ospita una media di 100 persone, si è trovata a gestire anche 300 immigrati. Ciò che voglio sottolineare è che non siamo di fronte ad una riproposizione di quanto accaduto a Lampedusa. La correttezza ed il rispetto dei diritti di chi gestisce il CIE non sono in discussione".
Al centro delle polemiche finiscono le condizioni della struttura: solo un mese fa, il Garante aveva sollevato il problema della fatiscenza del Cie e, in particolare, della mancanza dei riscaldamenti nei moduli abitativi dovuta al fatto che le nuove gare d'appalto del Ministero dell'Interno non prevedono, al loro interno, gli interventi di manutenzione con conseguenti tempi lunghissimi per provvedere alla gestione di ogni tipo di disservizio.

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