Prato, false residenze ai cinesi: undici arresti

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Operazione della Gdf nei confronti di appartenenti a una presunta associazione a delinquere che favoriva il rilascio di falsi certificati. Coinvolto anche un pubblico ufficiale. Ieri il lutto cittadino per le vittime del rogo in fabbrica

La Guardia di Finanza sta eseguendo 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti ad una presunta associazione a delinquere composta da italiani e cinesi che a Prato favoriva il rilascio di falsi certificati di residenza ad immigrati di origine cinese. Nell'inchiesta è coinvolto anche un pubblico ufficiale. Si tratta di un dipendente del Comune di Prato addetto alle certificazioni di residenza. Nei confronti del funzionario il gip ha disposto la misura cautelare. Contestualmente agli arresti, centinaia di militari della Guardia di Finanza, coordinati dalla procura di Prato, stanno eseguendo oltre 300 perquisizioni.

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del tribunale di Prato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'associazione - attraverso la complicità del pubblico ufficiale - riusciva ad ottenere illecitamente, in cambio di denaro ed altre utilità, le iscrizioni all'anagrafe di cittadini cinesi che non ne avevano i requisiti ed erano entrati in Italia illegalmente. Secondo quanto si apprende, dalle indagini sarebbe emerso che almeno 300 cittadini cinesi avrebbero usufruito dell'associazione per avere i documenti. Per ottenere i documenti di residenza i cittadini cinesi avrebbero pagato una tangente che variava tra i 600 e i 1500 euro a persona. I soldi, secondo quanto ricostruito dalle indagini, sarebbero finiti ad alcuni loro connazionali che, dopo aver requisito i passaporti agli immigrati, giravano parte del compenso ai loro soci italiani. In otto mesi l'organizzazione avrebbe guadagnato tra i 180mila e i 450mila euro.

L’operazione della Gdf avviene all’indomani della giornata di lutto cittadino indetta a Prato in ricordo delle sette vittime del rogo in fabbrica del 1 dicembre. E proprio ieri, dall’inchiesta aperta per accertare le cause dell’incendio, è emerso il dato che forse tutti si aspettavano: la maggiora parte dei cittadini cinesi morti nel capannone di "Teresa Mode" in cui lavoravano e dormivano era irregolare. Per l'incendio sono quattro per ora gli indagati, tutti cittadini cinesi: il titolare e tre gestori di fatto. Le accuse sono omicidio plurimo colposo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza, sfruttamento di mano d'opera clandestina.

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