‘Ndrangheta in Piemonte, processo Minotauro: 36 condanne

Il procuratore vicario Sandro Ausiello (a sinistra) con il procuratore capo Giancarlo Caselli al termine della lettura della sentenza del processo Minotauro in tribunale
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La sentenza di primo grado nel procedimento sulle infiltrazioni delle cosche. Dieci anni per Nevio Coral, ex sindaco di Leinì. Ma oltre la metà dei 74 imputati è stata assolta

Si è chiuso con la metà degli imputati assolti il maxi processo Minotauro contro la ‘ndrangheta, frutto della più vasta inchiesta sulla criminalità organizzata nel Nord Ovest degli ultimi quindici anni. Il Tribunale di Torino ha condannato 36 persone ma ne ha assolte 38, alcune delle quali erano accusati di associazione per delinquere. Gli inquirenti, grazie alle rivelazioni del pentito Rocco Varacalli, avevano individuato dieci "locali" (le articolazioni territoriali della 'ndrangheta) sparse per il Torinese e in contatto con le case madri calabresi, ma non sempre erano riusciti a contestare i cosiddetti "reati fine" come estorsioni o intrusioni negli appalti. E' rimasta valida, comunque, la tesi del tentativo di inquinare la scena amministrativa locale. L'unico politico coinvolto, Nevio Coral, ex sindaco di Leinì, è stato condannato a 10 anni per concorso esterno. Per l'eurodeputato Fabrizio Bertot, all'epoca dei fatti primo cittadino di Rivarolo (comune sciolto per infiltrazioni mafiose come Leinì), è stata disposta la trasmissione degli atti in procura perché si indaghi per voto di scambio.

"Buona parte del nostro lavoro ha trovato conferma", commenta il procuratore vicario Sandro Ausiello, mentre il procuratore capo, Gian Carlo Caselli, risponde "valuteremo posizione per posizione" a chi gli chiede un commento sulla possibilità di proporre appello e anche sull'entità delle condanne inflitte dai giudici, in molti casi più basse rispetto a quelle proposte dai pm. Ce ne è stata una sola a 21 anni e mezzo, le altre oscillano da venti mesi a 14 anni, per un totale di 260 anni contro i 733 invocati dall'accusa. La sentenza potrebbe avere il suo peso anche nel troncone di Minotauro che ha preso la strada del rito abbreviato: 62 imputati, condannati a 400 anni di carcere, che attendono la sentenza d'appello il 28 novembre. "Con il processo ordinario - sottolinea uno degli avvocati difensori, Antonio Genovese - abbiamo potuto ascoltare i testimoni e chiarire ogni cosa. Il mio cliente è stato chiamato in causa per avere organizzato una cena elettorale. Ma lui di mestiere fa il ristoratore. E alla fine è stato assolto".

La Regione Piemonte, la Provincia di Torino e diverse amministrazioni comunali (Torino, Leinì, Chivasso, Moncalieri e Volpiano) si sono costituite parti civili ottenendo il diritto ad essere risarcite così come l'associazione Libera di don Luigi Ciotti, che era presente in aula alla lettura della sentenza. L'inchiesta Minotauro aveva preso le mosse nel 2006 e, dopo lunghe indagini svolte in gran parte dai carabinieri, era sfociata nel 2011 in 146 arresti.

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