Immigrazione, Unar: dagli stranieri dote di 1,4 miliardi

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Lo studio dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, in collaborazione con l'Idos: lo Stato spende meno di quanto incassa per gli immigrati, passati da 4 mln a circa 5,2 tra il 2007 e il 2012. Crescono anche gli studenti di origine non italiana

Il rapporto costi-benefici rispetto all’immigrazione, nel 2011, ha avuto un attivo di 1,4 miliardi di euro per le casse dello Stato. Lo rivela il rapporto Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) curato dal Centro Studi e ricerche Idos, presentato a Roma dal ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge. Lo studio ha analizzato diversi parametri, dal tasso di occupazione a quello di scolarità, restituendo una fotografia dell’apporto della popolazione straniera all’Italia.

Rapporto Spesa pubblica e contributi previdenziali – Secondo l’Unar lo Stato ha incassato 13,3 miliardi di euro dalle tasse pagate e dai contributi versati dagli immigrati, spendendo per loro 11,9 miliardi di euro. La differenza di 1,4 miliardi di euro conferma che gli stranieri portano valore economico al loro Paese di adozione e smentisce l’opinione diffusa secondo cui le politiche di integrazione costerebbero troppo alle casse pubbliche. Sembra certo però che la voce di spesa relativa agli interventi di contrasto all’irregolarità sia molto alta. Si calcola che tra il 2005 e il 2011 l’Italia abbia speso oltre 1 miliardo di euro per i Centri di Identificazione ed Espulsione (Cie) e i Centri di primo soccorso e accoglienza, sia per gli immigrati ordinari che per i richiedenti asilo.

Occupazione e imprese di stranieri - Nonostante la crisi economica, gli occupati stranieri nel Belpaese sarebbero aumentati. Lo studio parla di 2,3 milioni di occupati, con impieghi a bassa qualificazione e poco ambiti dagli italiani, che si concentrano soprattutto nel settore terziario (62,1 per cento). Nonostante ciò il tasso di disoccupazione tra gli immigrati sembrerebbe in crescita di due punti percentuali rispetto all’anno precedente l’analisi. Si tratterebbe di 382mila persone, il 14,4 per cento della forza lavoro immigrata. La disoccupazione non solo è in aumento, ma è di lungo periodo; in oltre la metà delle famiglie straniere (62,8%) è occupato un solo componente, mentre è del 13 per cento la quota di quelle in cui non è presente alcun occupato (erano l'11,5% nel 2011). Notevole, invece, è il numero di imprese straniere costituite da immigrati nel nostro paese: 477.519, circa il 7,8 per cento del totale nazionale. Si tratta di aziende che, secondo il rapporto, "meriterebbero un maggiore supporto", tanto più che gli aspiranti imprenditori immigrati sono disponibili all'impegno in campi innovativi e predisposti ad attività di import/export, che possono essere di beneficio tanto all'Italia quanto ai Paesi d’origine. Il valore aggiunto prodotto da queste imprese è stimato in 7 miliardi di euro.

La presenza di stranieri è in aumento, ma i flussi rallentano – I dati dell’Unar attestano che gli stranieri che risiedono in Italia sono 5.186.000. Un dato superiore rispetto a quello divulgato dall’Istat per il 2012, che attestava a 4.387.721 il numero dei non italiani. La differenza però, ha spiegato l’Unar, è dovuta alla modalità di calcolo: l’Istituto nazionale di statistica avrebbe tenuto conto solo degli stranieri iscritti all’anagrafe, mentre lo studio dell’IDOS avrebbe fatto un calcolo più inclusivo.
La crisi, si specifica nel dossier, ha rallentato ma non ha fermato l'aumento degli immigrati: dal 2007 a fine 2012 si è passati da quasi 4 milioni ai circa 5,2 milioni attuali, non solo per l'ingresso di nuovi lavoratori ma anche per via dei nati in Italia e dei ricongiungimenti familiari. L'aumento nel 2012, però, è stato particolarmente contenuto: +8,2 per cento tra i residenti e +3,5 per cento tra gli stranieri non comunitari. Tra le provenienze prevale l'Europa (50,3%), seguita dall'Africa (22,2%), dall'Asia (19,4%), dall'America (8%) e dall'Oceania (0,1%). La comunità più numerosa è quella romena, con circa un milione di immigrati.

Metà degli studenti stranieri è nato in Italia – Un ulteriore dato d’interesse è rappresentato dalla presenza di studenti stranieri nelle scuole italiane. Nell’ultimo anno la presenza di alunni non italiano sono aumentati del 4,1 per cento (circa 30mila studenti). Secondo il dossier, in 2.500 istituti gli stranieri superavano il 30 per cento degli iscritti. In totale gli alunni stranieri sono pari a circa 800 mila ragazzi, l’8,8 per cento del totale. Tra questi, ben il 47,2 per cento è nato in Italia.

Discriminazioni e ostacoli all'integrazione
- Non mancano però, secondo il dossier, gli elementi di difficoltà e discriminazione per gli stranieri che arrivano nel nostro Paese. A partire proprio dalla scuola, dove requisiti burocratici talvolta escludenti, carenza di interventi di sostegno per l'apprendimento della lingua italiana e fenomeni di dispersione scolastica rendono difficile l'inserimento. Anche sul fronte della sanità non mancano gli ostacoli. Solo sei Regioni hanno ratificato l'accordo finalizzato a superare le disuguaglianze di accesso ai servizi sanitari a ancora si riscontrano lentezze e indecisioni nell'iscrizione al Servizio Sanitario dei minori figli di immigrati senza permesso di soggiorno. Un altro punto critico è la religione. Non si è ancora giunti all'approvazione di una legge organica sulla libertà religiosa che superi la normativa del 1929 sui "culti ammessi" e le intese con le confessioni "diverse dalla cattolica".

Razzismo quotidiano - Oltre alle discriminazioni dirette, il Dossier parla di un razzismo quotidiano diffuso e crescente che consiste in atteggiamenti, comportamenti, modi di relazionarsi umilianti. Si riscontrano atti di discriminazione nell'accesso ai pubblici esercizi. In altri casi si parla di "razzismo utilitarista" che porta ad accettare il cittadino straniero solo nella misura in cui "ci serve". Non è esente infine il mondo dello sport: nel campionato di calcio 2012-2013 sono stati 699 gli episodi di razzismo che hanno coinvolto le tifoserie.

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