Pontida, treno contro ambulanza: si ipotizza l’errore umano

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Dalle indagini sull’incidente ferroviario nel bergamasco emergono due certezze: la sbarra del passaggio a livello si è alzata prima del passaggio del convoglio e il macchinista aveva il segnale verde. Sabato 9 novembre i funerali delle due vittime

Prevale l'ipotesi dell'errore umano sull'incidente ferroviario verificatosi a Pontida nella mattinata di giovedì 7 novembre. Le indagini della Polfer di Bergamo e del pm Maria Cristina Rota hanno fatto emergere due certezze: la sbarra del passaggio a livello si è senza dubbio alzata prima del transito del treno Bergamo-Lecco e il macchinista aveva il segnale verde. A non funzionare sarebbe stato un pedale posizionato sui binari che fa rialzare le sbarre in automatico dopo il passaggio del treno, creando problemi alla circolazione sulla strada già prima dell'incidente costato la vita a Umberto e Claudio Pavesi. Per questo - anche se l'ipotesi resta da confermare - qualche addetto della stazione precedente, quella di Ambivere, sapendo di questo guasto, potrebbe aver azionato il tasto di apertura del passaggio a livello di Ca' de Rizzi, calcolando però male i tempi

Se l'ipotesi sulla quale stanno lavorando gli inquirenti venisse confermata, emergerebbe che l'incidente poteva essere evitato per una questione di pochi secondi. L'addetto della stazione di Ambivere avrebbe ipotizzato che il treno, che viaggiava regolarmente a 90 chilometri orari, avrebbe impiegato 30 secondi a percorrere il tratto dalla stazione al passaggio a livello: motivo per cui, trascorso quel tempo, avrebbe fatto alzare manualmente, dalla stazione, le sbarre. Il treno ci ha però impiegato qualche secondo in più a percorrere la tratta, così le sbarre si sono alzate proprio quando il convoglio ha raggiunto il passaggio al livello di Ca' de Rizzi, centrando in pieno l'ambulanza che stava dunque attraversando i binari in quell'istante.

Sabato 9 novembre alle 15:30, nella chiesa parrocchiale di Filago, saranno celebrati i funerali delle due vittime, Umberto Pavesi e il figlio Claudio. Nella stessa chiesa è allestita la camera ardente. Nella serata del 7 novembre c’è anche stata una veglia funebre. Centinaia le persone che hanno fatto visita ai due feretri.

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