Ai domiciliari il sindaco di Adro Oscar Lancini

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Il primo cittadino del comune bresciano, famoso per aver tappezzato la scuola del paese col simbolo leghista "il sole delle Alpi", è stato arrestato dai carabinieri. Avrebbe favorito aziende nella gara d'appalto per la realizzazione di alcune opere

Oscar Lancini, sindaco di Adro, come del bresciano, è stato arrestato da Carabinieri e ora si trova ai domiciliari. E' accusato di "turbata libertà del procedimento di scelta del contraente". Avrebbe favorito alcune aziende nella gara d'appalto per la realizzazione di alcune opere in paese.

24 indagati -  Sono in tutto 24 le persone indagate nell'ambito dell'inchiesta che ha portato agli arresti Oscar Lancini. Ai domiciliari anche Carmelo Bagalà, segretario comunale di Adro, l'assessore ai Lavori pubblici Giovanna Frusca, il responsabile
dell'ufficio tecnico del Comune Leonardo Rossi e due imprenditori edili, Alessandro Cadei e Emanuele Casali.

Il caso della scuola di Adro - Il sindaco di Adro, imprenditore di 48 anni, era tra i candidati della Lega Nord al Senato alle scorse elezioni politiche ma non è stato eletto. Divenne famoso nel 2010, per aver negato la mensa ai bambini della scuola elementare del paese, l'istituto comprensivo intitolato all'ideologo della Lega Nord Gianfranco Miglio, i cui genitori non erano in regola per il pagamento, e per la vicenda dei simboli leghisti, il Sole delle Alpi, disseminati per l'intero edificio scolastico (LE FOTO). Fu un benefattore, un imprenditore, quasi omonimo del sindaco, Silvano Lancini, che si fece carico del primo problema versando circa diecimila euro per far fronte alle somme non pagate. Nel secondo caso, fu necessario l'intervento dell'allora ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini, per rimuovere i simboli del Sole delle Alpi e Lancini fu anche condannato dalla Corte dei Conti per questa vicenda al pagamento di circa 10.600 euro con suoi sei assessori.
E' anche indagato per peculato su denuncia della Cgil, perché aveva inviato alle famiglie di Adro delle lettere su carta intestata del Comune per replicare ad alcune prese di posizione della stessa Camera del Lavoro di Brescia.

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