Mediaset, "frode aggravata dal ruolo politico di Berlusconi"

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Queste le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Milano ha rideterminato in due anni l'interdizione dai pubblici uffici per il leader del Pdl: “Durata pena accessoria misurata a gravità fatti contestati. Legge Severino non applicabile"

La frode fiscale realizzata da Silvio Berlusconi nell'ambito della vicenda Mediaset è aggravata dal suo ruolo di uomo politico. E' questo uno dei passaggi delle motivazioni, depositate martedì 29 ottobre, del verdetto pronunciato il 19 ottobre scorso dai giudici della Corte d'Appello di Milano che hanno rideterminato in due anni l'interdizione dai pubblici uffici per il leader del Pdl. La Corte di Cassazione aveva condannato Berlusconi a quattro anni di carcere e aveva rimandato gli atti a Milano per la rideterminazione della pena accessoria.
Secondo i giudici del capoluogo lombardo, dunque, "Berlusconi è stato l'ideatore" della frode e "a ciò si deve anche aggiungere che il ruolo pubblicamente assunto dall'imputato, non più e non solo come uno dei principali imprenditori incidenti sull'economia italiana, ma anzi e soprattutto come uomo politico, aggrava la valutazione della sua condotta".
"Alla luce di tali considerazioni - proseguono i giudici - si ritiene che anche la durata della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici debba essere commisurata alla oggettiva gravità dei fatti contestati e quindi non possa attestarsi sul minimo della pena".

“Accertamenti dimostrano intensità del dolo”
- Nel valutare la "personalità dell'imputato", uno dei criteri da tenere in considerazione per determinare l'entità dell'interdizione dai pubblici uffici, i giudici della Corte d'Appello di Milano sottolineano: "Sotto il profilo soggettivo va valutato che gli accertamenti contenuti nella sentenza della Corte d'Appello, divenuta definitiva ad eccezione del capo qui esaminato, dimostrano la particolare intensità del dolo dell'imputato nella commissione del reato contestato e perseveranza in esso".

“Berlusconi ideatore, ha svolto ruolo attivo” - "In particolare la sentenza - continuano i giudici, presieduti da Arturo Soprano - ha definitivamente accertato che Berlusconi è stato l'ideatore ed organizzatore negli anni Ottanta della galassia di società estere, alcune delle quali occulte, collettrici di fondi neri e - per quanto qui interessa - apparenti intermediarie nell'acquisto dei diritti televisivi; lo stesso Berlusconi ha continuato ad avvantaggiarsi del medesimo meccanismo anche dopo la quotazione in Borsa di Mediaset nel 1994, pur essendo state parzialmente modificate le società intermediarie, in particolare con la già citata costituzione di Ims, avvalendosi sempre della collaborazione dei medesimi soggetti a lui molto vicini: Lorenzano e Bernasconi, quest'ultimo finché in vita: tant'è vero che in quel periodo Berlusconi aveva continuato a partecipare alle riunioni "per decidere le strategie del gruppo".

“Ambito Legge Severino distinto” – Secondo i giudici, inoltre, la legge Severino "ha un ambito di applicazione distinto, ben diverso e certamente non sovrapponibile" con quello oggetto del processo con cui Silvio Berlusconi è stato condannato all'interdizione per due anni dai pubblici uffici nell'ambito della vicenda Mediaset. In questo modo i magistrati della Corte d'appello di Milano spiegano perché hanno ritenuto "infondata" l'eccezione di costituzionalità proposta dalla difesa del leader del Pdl sulla legge Severino. Secondo i giudici questa eccezione è anche "irrilevante".

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