Stato-mafia, Napolitano sarà sentito come testimone

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La Corte d'Assise di Palermo ha accolto la richiesta della Procura di chiamare a deporre, con alcuni limiti, il capo dello Stato nel processo sulla presunta trattativa. Il Colle: valuteremo nel massimo rispetto istituzionale. Cancellieri: "Sono perplessa"

La Corte d'Assise di Palermo, che celebra il processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, ha ammesso la richiesta della Procura di citare a deporre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I giudici, però, hanno fissato dei "paletti" entro i quali la deposizione dovrà essere contenuta: il capo dello Stato sarà infatti ascoltato  limitatamente alla lettera che gli ha inviato il 18 giugno 2012  il consigliere giuridico Loris D'Ambrosio, morto pochi giorni dopo.

Napolitano sarà sentito solo sulla lettera di D'Ambrosio - La deposizione di Napolitano, ha deciso la Corte, dovrà avvenire "nei soli limiti della conoscenza del teste che potrebbero esulare dalla funzioni presidenziali e dalla riservatezza del ruolo", come disposto dalla Corte costituzionale nella sentenza in cui aveva accolto la richiesta di Napolitano di distruggere le intercettazioni delle sue conversazioni telefoniche con Mancino. Di queste intercettazioni non si parlerà nel processo.
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica intanto informa che "si è in attesa di conoscere il testo integrale dell'ordinanza di ammissione della testimonianza adottata dalla Corte di Assise di Palermo per valutarla nel massimo rispetto istituzionale".

Sarà sentito anche Grasso - Anche il Presidente del Senato Pietro Grasso, in quanto ex magistrato alla Procura di Palermo, sarà sentito come testimone al processo per la trattativa tra Stato e mafia. "Il dottor Grasso - si legge nel provvedimento della Corte - dovrà riferire in ordine alle richieste provenienti dall'odierno imputato Nicola Mancino aventi ad oggetto l'andamento delle indagini sulla trattativa, l'eventuale avocazione delle stesse e/o il coordinamento investigativo delle Procure interessate".
Non sono stati invece ammessi come testi i magistrati Vittorio Teresi e Roberto Scarpinato, e l'ex procuratore aggiunto Antonio Ingroia. La loro citazione era stata richiesta dalla difesa di Mario Mori.

Cancellieri: "Convocazione inusuale, sono perplessa"
- Sulla convocazione del Capo dello Stato in qualità di teste si dice perplessa il ministro di Grazia e Giustizia Anna Maria Cancellieri. "Non ho letto la motivazione, prima vorrei documentarmi. Certo mi lascia un po' perplessa", ha commentato, aggiungendo che la convocazione "mi sembra un po' inusuale".

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