E' morto Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine

1' di lettura

L'ex ufficiale nazista, 100 anni, scontava ai domiciliari l'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine. Era stato arrestato nel '94 in Argentina, dove aveva trascorso 40 anni in libertà. "Non rinnego il mio passato" ha detto in un'intervista-testamento

E’ morto a Roma, all'età di 100 anni, l'ex capitano delle Ss Erich Priebke. Priebke si trovava agli arresti domiciliari nella Capitale dopo la condanna nel 1998 all'ergastolo per il suo coinvolgimento nel massacro delle fosse Ardeatine a Roma nel marzo del 1944, costato la vita a 335 persone e per il quale non ha mai espresso segni di pentimento.

Il testamento politico: "Non rinnego il mio passato" - "Non rinnego il mio passato" ha affermato Priebke in un'intervista rilasciata nei giorni a cavallo del suo 100esimo compleanno e definita dal suo avvocato Paolo Giachini "testamento umano e politico". "Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli americani a Dachau" afferma ancora Priebke negando l'evidenza dell'Olocausto e rivendicando con orgoglio di aver "scelto di essere me stesso". "La fedeltà al proprio passato - sottolinea - è qualche cosa che a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali e ha a che fare con il senso dell'amor proprio e dell'onore".

I crimini nazisti e la fuga in Argentina
- Nato il 29 luglio 1913 a Hennigsdorf, non lontano da Berlino, Priebke a 14 anni inizia a lavorare nel settore alberghiero e a 20 anni emigra in Italia per andare  a servizio in un hotel della costiera ligure e poi a Londra. Tornato in Germania, si arruola entrando nel corpo delle SS. Allo scoppio della seconda guerra mondiale viene inviato in Italia. Dopo l'armistizio e fino al maggio 1944  è a Roma sotto il comando di Herbert Kappler. E nel marzo 1944 partecipa alla pianificazione e all'esecuzione della strage delle Ardeatine ordinata da Kappler.
Dopo la sconfitta della Germania, Priebke fugge in Argentina, a San Carlos de Bariloche, ai piedi delle Ande, riuscendo così a evitare il Processo di Norimberga. In Argentina rimane per quasi 40 anni, senza che neppure i servizi israeliani riescano a scovarlo. A incastrarlo, l'intervista a un giornalista americano dell'ABC: il 9 maggio 1994, quando viene arrestato dalla polizia locale.  A questo punto le autorità italiane ne chiedono l'estradizione, concessa nel novembre 1995. Tornato in Italia, l'ex SS fu rinchiuso nel carcere militare 'Forte Boccea' di Roma e la Procura militare ne ottenne il rinvio a giudizio per crimini di guerra.

La vicenda giudiziaria - Complessa la vicenda giudiziaria. Dopo che la Cassazione stabilisce che competente a procedere è la procura militare, il 1° agosto 1996 il tribunale militare proscioglie Priebke dall'accusa di ''concorso in omicidio plurimo continuato'' per le Ardeatine, concedendo le circostanze attenuanti e considerando il reato prescritto. La sentenza viene poi annullata dalla Corte di Cassazione, che dispone un nuovo processo. Questa volta Priebke viene condannato a 15 anni, poi ridotti a 10 per motivi di età e salute. Il 7 marzo 1998 la Corte d'Appello militare condanna invece Priebke all'ergastolo, insieme all'altro ex ufficiale delle SS Karl Haas. La Corte di Cassazione nel novembre 1998 conferma la sentenza, poi condonata agli arresti domiciliari a causa dell'età avanzata di Priebke.

Pacifici: "Amarezza per una figura che non si è mai pentita" - "Di fronte alla morte di Priebke non si piange e non si ride perché in nessuno dei due casi le vittime potrebbero tornare indietro, in vita" commenta il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, con un messaggio sul sito della Comunità. "Resta l'amarezza - continua - per una figura che non si è mai pentita di ciò che ha compiuto e si è sporcata le mani di sangue come tutte le truppe naziste. Ora le sue vittime sono ad attenderlo lassù in cielo, nella speranza che ci sia giustizia divina".


Leggi tutto