Lampedusa, una delle peggiori stragi di migranti

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Quello a mezzo miglio dall’Isola dei Conigli è l’ennesimo naufragio nel canale di Sicilia. Secondo Fortress Europe, dal '94, lì sono morte oltre 6.200 persone. Finora la tragedia che aveva provocato più vittime accertate era la “strage di Natale” del '96

di Valeria Valeriano

Potrebbe essere la peggior strage di migranti nel canale di Sicilia dal dopoguerra a oggi. I sopravvissuti al naufragio di giovedì 3 ottobre al largo di Lampedusa, infatti, per ora sono un centinaio: come raccontano loro stessi, sul barcone che si è incendiato e poi rovesciato c’erano circa 500 persone. I morti, quindi, alla fine rischiano di essere più di 300. Quella avvenuta a mezzo miglio dall’Isola dei Conigli, però, è l’ennesima tragedia della speranza. Secondo Fortress Europe, osservatorio sulle vittime dell’immigrazione, dal 1994 nel canale di Sicilia sono morte oltre 6.200 persone. Più della metà, 4.790, sono disperse. Dopo ogni incidente, infatti, accanto al numero dei cadaveri recuperati dai soccorritori c’è il numero dei corpi che il mare ingoia e non restituisce. Un numero sempre incerto. E spesso più drammatico di quello ufficiale dei morti.

Il 20 giugno del 2003, per fare un esempio, una barca con 250 migranti a bordo naufraga al largo della Tunisia: i corpi ritrovati sono 50, i dispersi 160. E anche sei anni dopo, quando quattro barconi che trasportano oltre 500 persone affondano tra l’Africa e l’Italia, i dispersi sono più di 100.

Finora la tragedia che ha provocato più vittime accertate nel canale di Sicilia è quella passata alla storia come la “strage di Natale”. È il 25 dicembre del 1996. Un cargo che trasporta 450 migranti si ferma tra Malta e la Sicilia per trasferire le persone su una barca più piccola e meno appariscente. Durante le operazioni, a causa delle cattive condizioni del mare, la nave sperona la carretta. Annegano 283 migranti. Per la tragedia sono stati condannati a 30 anni di carcere l’armatore pachistano Ahmed Sheik Turab, organizzatore del viaggio, e il libanese El Hallal Youssef, comandante della nave madre.

L’anno peggiore per i migranti, stando ai dati di Fortress Europe, è stato il 2011. Sono scomparse, tra morti e dispersi, almeno 1.800 persone: 150 al mese, 5 al giorno. Due i naufragi più drammatici. Tra il 22 e il 25 marzo si perdono le tracce di due barconi partiti dalla Libia: uno ha 335 persone a bordo, l’altro 68. Tutte disperse. Qualche giorno dopo, il 6 aprile, un’imbarcazione partita dalle coste libiche è alla deriva in acque maltesi, a una quarantina di miglia da Lampedusa. I migranti, con un telefono satellitare, riescono ad avvertire le autorità di Malta, che girano la segnalazione ai colleghi italiani. Arrivano i soccorsi, che con una cima provano ad agganciare la carretta. Ma la barca, che già imbarcava acqua, si rovescia. I sopravvissuti sono 51. A bordo, però, c’erano oltre 300 migranti.

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