Milano, arrestati 4 membri di una baby-gang

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Da mesi terrorizzavano il quartiere di Baggio, prendendo di mira i più deboli con feroci pestaggi e furti. Sono accusati di lesioni, rapina, minacce e ingiurie. Tra le loro vittime, un omosessuale 50enne che, per paura, si era ridotto a non uscire di casa

Si facevano chiamare "la gang di via Creta", o la "gang di Baggio": una ventina di minorenni capeggiati da due gemelli 17enni e da altri due elementi, che da mesi terrorizzava il quartiere prendendo di mira i più deboli con feroci pestaggi e rapine. Fino a venerdì scorso, quando davanti agli agenti del commissariato Lorenteggio sono scoppiati a piangere come bambini: la polizia, dopo le indagini coordinate dal pm Annamaria Fiorillo ha disposto l'arresto per quattro di loro con l'accusa di lesioni, rapina, minacce e ingiurie, e ha identificato altre dodici persone, tutte al di sotto dei 18 anni.

Pestaggi, insulti e rapine - La prima denuncia risale all'ottobre dello scorso anno quando uno studente 16enne di un ITIS della zona viene avvicinato con la scusa di un'occhiata di troppo a una ragazza: la vittima subisce un pestaggio furioso a colpi di casco da parte dei due gemelli leader della gang e il furto di portafogli, giubbotto e cappellino. Riporta 15 giorni di prognosi, ma decide di riferire ugualmente alla polizia: il ragazzino, di religione ebraica, riconoscerà gli oggetti rubati attraverso le foto postate su Facebook dai baby-criminali, che si vantavano su internet delle loro imprese e gli rivolgevano insulti a carattere antisemita.
Le indagini conducono poi a un’altra delle vittime preferite della gang, un omosessuale di mezz'età della zona che da mesi viveva nel terrore della banda. Tra gennaio e febbraio l'uomo viene picchiato a colpi di bastone, rapinato, si riduce a non uscire di casa per evitare di incappare nei suoi persecutori, e rinuncia persino alle cure mediche nonostante le ferite riportate.

Gli agenti: “Chi denuncia non sarà lasciato solo” - I quattro arrestati provengono tutti da contesti di marginalità, uno di loro è il figlio di un presunto boss della camorra della zona. Per il momento non viene loro riconosciuta l'aggravante razziale dei crimini commessi dato che secondo gli inquirenti si tratta di un gruppo di criminali senza una vera connotazione politica. "Siamo convinti che si siano resi responsabili di molti altri episodi - dice Debora Luzzi, vicedirigente del commissariato di Lorenteggio - e invitiamo le altre vittime a uscire allo scoperto e denunciare. Vigiliamo, sappiamo chi sono e vogliamo stroncare il fenomeno sul nascere. Chi denuncia non sarà lasciato solo".
L'operazione è stata denominata "Game Over, my friends - dice Luzzi - Perché per la gang il gioco è finito, e le vittime possono trovare nel commissariato un amico pronto ad ascoltare".

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