Caso Riva, scontro tra la procura di Taranto e l'azienda

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Secondo il gruppo il sequestro impedisce qualsiasi uso dei beni. Ma la magistratura spiega: il provvedimento non prevede alcun divieto. Ferrante incontra Zanonato: "Serve un accordo per ripresa attività"

Botta e risposta tra il gruppo Riva e la procura di Taranto sull'interpretazione dell'ordinanza di sequestro che ha portato allo stop delle attività in sette stabilimenti e alla messa in libertà di 1.400 lavoratori. Nel corso della giornata si è svolto un incontro tra il ministro Zanonato e il rappresentanto del gruppo Bruno Ferrante, secondo cui

Il botta e risposta tra azienda e procura -
In una nota diffusa sabato 14, la Procura ha spiegato che "al fine di garantire la continuità produttiva dell'azienda, il provvedimento di sequestro non prevede alcun divieto di uso. Peraltro, lo stesso custode-amministratore è autorizzato ex lege a gestire eventuali necessità di ordine finanziario".
Riva Acciaio sostiene al contrario di non avere nessuna facoltà d'uso dei beni sequestrati dalla Guardia di Finanza e ricorda che con l'operazione sono stati revocati dalle banche tutti i fidi impedendo non solo la "normale attività produttiva, ma anche operazioni minimali, quali pagare le utenze o gli spedizionieri per la consegna dei materiali già venduti". "Come è noto, in assenza di un espresso provvedimento di concessione della facoltà d'uso, il sequestro preventivo penale impedisce all'azienda ogni utilizzo, in qualsiasi modo o forma, dei beni oggetto di sequestro", dice l'azienda.

Gli stabilimenti interessati dallo stop -
Giovedì 12 settembre Riva ha annunciato la sospensione delle attività in sette impianti e la messa in libertà di 1.400 lavoratori a seguito del sequestro di beni per 1 miliardo circa. La procura di Taranto ha chiesto il sequestro preventivo di beni per 8 miliardi dei Riva nell'ambito dell'indagine per disastro ambientare alle acciaierie Ilva di Taranto, di proprietà della famiglia. I dipendenti messi in libertà giovedì sono occupati negli impianti di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco) e Riva Energia e Muzzana Trasporti.

Incontro Zanonato-Ferrante -
In giornata si è svolto a Roma un incontro tra il ministro per lo sviluppo economico Flavio Zanonato e il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante. Al termine del vertice il ministro ha dichiarato che è necessario un accordo tra il custode giudiziale e la famiglia Riva per la ripresa dell'attività produttiva. "Ci muoviamo - ha spiegato il ministro - con l'obiettivo che il sequestro non blocchi l'attività. Alla proprietà abbiamo chiesto un incontro con il custode giudiziale per la ripresa della produzione. Il custode è infatti l'amministratore di un pezzo (dell'azienda, ndr.), l'altro pezzo è in capo alla famiglia". Da parte sua il rappresentante dell'Ilva ha dichiarato l'intenzione di verificare "tutte le possibilità con l'autorità giudiziaria per capire se è possibile riprendere le attività". Alla domanda se, quindi, sia possibile ipotizzare una rapida riapertura degli stabilimenti, Ferrante ha risposto: "Bisogna fare in fretta per tutelare i lavoratori e l'azienda, che è un bene importante per l'economia del Paese.



Le proteste dei lavoratori - Dalla mattina di lunedì 16 in tutti i sette siti del Gruppo Riva Acciaio interessati dalla chiusura sono in corso presidi e cortei. Il segretario Fim Cisl Marco Bentivogli, parlando davanti hai cancelli dello stabilimento di Verona, ha detto di considerare la precisazione della procura come una "parziale apertura", chiedendo un ulteriore chiarimento "che tolga ogni alibi e consenta il riavvio immediato degli impianti". Secondo la procura, il valore complessivo del sequestro è stato preventivamente stimato in circa 950 milioni di euro, ma attualmente sono stati attinti cespiti per un importo complessivo di circa 600 milioni. Le disponibilità finanziare ammontano a circa 50 milioni, pari a meno del 10% di quanto sequestrato. Anche a Taranto, non interessata direttamente dal sequestro, c'è agitazione tra i dipendenti del gruppo ed è stato istituito un presidio permanente.

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