Metodo Stamina bocciato dal Comitato: "Non è scientifico"

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Il ministero della Salute ha ricevuto il parere non vincolante sull'efficacia della sperimentazione sulle cellule staminali. Per gli esperti "non ha consistenza". L’ideatore Vannoni ricorre al Tar: "Giudizio di parte"

Il metodo Stamina messo a punto da Davide Vannoni, che utilizza cellule staminali, non avrebbe consistenza scientifica. La bocciatura è contenuta nell'atteso parere che il Comitato scientifico per la sperimentazione del metodo, nominato dal ministro Beatrice Lorenzin, ha consegnato al ministero della Salute. Un parere che segue al via libera alla stessa sperimentazione del metodo, deciso dal Parlamento lo scorso maggio. Duro il primo commento da parte del presidente di Stamina Foundation: "Me lo aspettavo - ha detto Vannoni - d'altronde è evidente che il Comitato non fosse imparziale".

Vannoni: "Ricorreremo al Tar" - Il parere, con valutazioni critiche rispetto alle basi del metodo, sarà vagliato dal ministro della Salute. Il documento redatto dal comitato non è comunque vincolante, ma è uno strumento di approfondimento scientifico che viene messo a disposizione del ministro. Stamina farà ricorso al Tar in merito alla nomina di precise personalità, non imparziali, all'interno del Comitato. Con questo metodo, ha ricordato Vannoni, "sono curate in questo momento a Brescia 40 persone, senza effetti collaterali e con risultati evidenti che mostreremo al Tar il prossimo 7 ottobre". "Una bocciatura sulla carta vale poco rispetto a quello che è già in corso all'interno di un ospedale pubblico italiano".

La bocciatura dopo le polemiche - La bocciatura del comitato scientifico arriva dopo mesi di polemiche. Se infatti da un lato molti scienziati e la rivista scientifica Nature si sono pronunciati contro il metodo, accusandolo di mancanza di base scientifica, dall'altro lato le associazioni di malati e familiari a favore della libertà di cura con le staminali hanno invece sostenuto Vannoni. Al contempo, sono anche continuati i ricorsi ai giudici del lavoro da parte di decine di pazienti per ottenere il trattamento, al momento praticato solo agli Spedali Civili di Brescia dove sono già in cura 40 pazienti e 150 sono in lista di attesa.

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