Dell'Utri, i giudici: "Fu mediatore tra mafia e Berlusconi"

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Pubblicate le motivazioni della sentenza che lo scorso marzo ha condannato a 7 anni l'ex senatore del Pdl. Avrebbe favorito un patto tra Cosa Nostra e il Cavaliere per la protezione di quest'ultimo

Nuova "tegola" per Silvio Berlusconi. Nelle motivazioni della sentenza che lo scorso marzo ha condannato in appello Marcello Dell'Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, si legge infatti che l'ex senatore del Pdl fu un vero e proprio 'mediatore contrattuale' del "patto" tra Cosa Nostra e il Cavaliere. Secondo i giudici della III sezione penale della Corte d'appello di Palermo, il 'patto' fu stretto tra il 16 e il 29 maggio 1974: "è stato acclarato definitivamente - si legge tra le 477 pagine delle motivazioni - che Dell'Utri ha partecipato a un incontro organizzato da lui stesso e Cinà (medico e mafioso di Palermo) a Milano, presso il suo ufficio".

Le motivazioni della sentenza - "Tale incontro, al quale erano presenti Dell'Utri, Gaetano Cinà, Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Francesco Di Carlo e Silvio Berlusconi, aveva preceduto l'assunzione di Vittorio Mangano presso Villa Casati ad Arcore, così come riferito da Francesco Di Carlo e de relato da Antonino Galliano, e aveva siglato il patto di protezione con Berlusconi", dice ancora la sentenza. "In virtù di tale patto i contraenti (Cosa Nostra da una parte e Silvio Berlusconi dall'altra) e il mediatore contrattuale (Dell'Utri), legati tra loro da rapporti personali, hanno conseguito un risultato concreto e tangibile, costituito dalla garanzia della protezione personale dell'imprenditore mediante l'esborso di somme di denaro che quest'ultimo ha versato a Cosa Nostra tramite Marcello Dell'Utri che, mediando i termini dell'accordo, ha consentito che l'associazione mafiosa rafforzasse e consolidasse il proprio potere sul territorio mediante l'ingresso nelle proprie casse di ingenti somme di denaro". L'incontro del 1974, secondo la Corte presieduta da Raimondo Lo Forti (relatori Daniela Troja e Mario Conte), "segna l'inizio del patto che legherà Berlusconi, Dell'Utri e Cosa Nostra fino al 1992". "E' da questo incontro che l'imprenditore milanese, abbandonando qualsiasi proposito (da cui non è parso, invero, mai sfiorato) di farsi proteggere dai rimedi istituzionali, è rientrato sotto l'ombrello della protezione mafiosa assumendo Vittorio Mangano ad Arcore e non sottraendosi mai all'obbligo di versare ingenti somme di denaro alla mafia, quale corrispettivo della protezione", dicono ancora i giudici.

Rapporti proseguiti per anni - Per la Corte d'appello di Palermo, non ci sarebbe alcun "buco" tra il 1978 e il 1982 nelle frequentazioni con personaggi di Cosa nostra e nei pagamenti di Silvio Berlusconi alla mafia per la protezione. "Berlusconi - aggiungono i giudici - ha sempre accordato una personale preferenza al pagamento di somme come metodo di risoluzione preventiva dei problemi posti dalla criminalità". Dell'Utri in questo contesto, non avrebbe mai smesso "di controllare che il rapporto venisse rispettato, pronto a intervenire per tutelare le ragioni di Berlusconi che in un certo periodo si sentiva 'tartassato' o per mediare, in seguito, le pretese di Riina che aveva imposto il raddoppio della somma".

Dopo la morte di Stefano Bontade e Mimmo Teresi, e quindi tra il 1982 e il 1992, "il mutamento dei vertici di Cosa nostra non aveva modificato in alcun modo l'impegno finanziario del gruppo Berlusconi nei confronti dell'organizzazione criminale e dunque i pagamenti erano sempre proseguiti". La continuazione dei rapporti è confermata, per la corte, dalle dichiarazioni di alcuni pentiti. Le somme di Berlusconi arrivavano a Riina attraverso Dell'Utri. "Riina - dicono i giudici - non aveva fatto mistero del fatto che l'interesse era anche quello di natura politica". Secondo la ricostruzione della Corte, sarebbe stato l'atteggiamento arrogante di Dell'Utri nei confronti di Cinà ad indurre Riina a mettere in atto due azioni ritorsive con una lettera intimidatoria a Berlusconi e poi una telefonata.

Dell'Utri: "No comment" - Marcello Dell'Utri preferisce non commentare le motivazioni dei giudici di Palermo. "Oltretutto - dice all'Adnkronos - non ho ancora letto la sentenza. I miei avvocati non hanno ancora avuto la notifica. Voi giornalisti siete dei privilegiati e riuscite ad ottenere le motivazioni prima ancora dei diretti interessati...". L'ex senatore Dell'Utri ha preferito non aggiungere altro. "Quando la leggerò, la commenterò" si è limitato a dire.

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