"Terremoto dentro", storie tra l'Emilia e l'Aquila

Nella foto i partecipanti del laboratorio di scrittura
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Volevano comprendere il trauma post sisma in Abruzzo. Poi hanno dovuto fare i conti con le scosse che hanno crepato le loro certezze. I racconti del laboratorio di scrittura nato nel bolognese

di Pamela Foti

"Il terremoto, qualsiasi terremoto, genera spaesamento e sofferenza mentale" spiega a SkyTG24.it Romano Camassi sismologo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Bologna e coordinatore di Edurisk, progetto di educazione al rischio attivato nelle scuole. "E' una questione di vulnerabilità. - aggiunge - Vulnerabilità del territorio e vulnerabilità emotiva".

Terremoto [ter-re-mò-to] s.m.
1 GEOL. Movimento vibratorio improvviso di una porzione più o meno vasta della crosta terrestre;
2 FIG. Avvenimento, o insieme di avvenimenti, che provoca il mutamento radicale e improvviso di una situazione.

C'è il terremoto fuori e c'è il terremoto dentro. C'è quello fisico, che trascina via con sé vite. Dove crollano le case, le scuole, le fabbriche, dove in pochi secondi vengono spezzati i legami con la quotidianità. E c'è quello emotivo, che genera una crepa invisibile ma talmente profonda da ferire la propria identità. In entrambi i casi le certezze sprofondano in luoghi bui dove svaniscono i punti di riferimento. E questo Fabio lo sa bene.

Fabio, l'Aquila e l'Emilia - Ha 44 anni e ha deciso di farsi crescere la barba perché "perché, insomma, ho tante paure - dice - E attraverso la barba credo di fare un piccolo schermo tra me e la realtà. La mia paura più grande? Il terremoto".
Nel febbraio 2011 è partito da Imola alla volta dell'Aquila insieme a un gruppo di circa 40 persone per cercare di comprendere il dramma personale e il disagio sociale generato dal trauma post terremoto. E' tornato nel capoluogo abruzzese anche l'anno dopo, questa volta con il gruppo di scrittura creativa che voleva trasferire su carta le emozioni di quei giorni. Ma quando è rientrato in Emilia la sua terra è stata colpita dal sisma. E' in quel momento che i racconti sul viaggio all'Aquila si sono trasformati in note autobiografiche, che ora cercano un editore per poter vedere la luce.

Estratto del racconto "Il vetro rotto di una foto", di Davide: "Nel tragitto, che sembrava non finire mai, pensavo a tutti i ricordi disseminati in quella casa, a tutte le foto che avevo incorniciato, dove c’eravamo io e lei, scomparsa così in fretta ma mai sparita dai miei pensieri. Tutto quello che era stata la nostra vita stava là dentro. Tutta la mia storia stava là dentro. [...] Cercai di aprirmi un varco tra i sassi, scavalcando tramezze e travi che poveri giacevano a terra, incapaci di reggere il tremore di una terra che sembrava impietosa. Mi chinai a terra e raccolsi una foto. Rimasi fermo a guardarla. Era una foto del viaggio di nozze, eravamo abbracciati con un panorama mozzafiato alle spalle e il sorriso di chi sa che l’avventura appena cominciata sarebbe stata la più intrigante della vita.
[...] Era l’unica cosa che aveva sopportato il crollo. La presi in mano e mi abbandonai alle lacrime della gioia e dell’emozione. Forse lei aveva vegliato su di noi. Forse lei".

Il progetto terremoto dentro - Il laboratorio di scrittura creativa è stato ideato da Alessandra Pederzoli, insegnante di scuola primaria e responsabile di progetti di comunicazione e informazione sociale. "Fiore di Campo - questo il nome del progetto - è nato poco più di due anni fa dall'esigenza di rielaborare le emozioni vissute a l’Aquila dai partecipanti al viaggio organizzato dall'Ausl di Imola, l'Ingv di Bologna e l'Anpis Emilia Romagna". Per una settimana, studenti del Liceo psico-socio pedagogico di Imola insieme a operatori e utenti dei centri di Salute Mentale e centri sportivi di Ferrara, Casalecchio, San Lazzaro, San Giorgio di Piano e Parma hanno incontrato i cittadini che hanno vissuto il sisma del 2009, ascoltato le loro storie, visto con i loro occhi cosa significa la parola terremoto.

Così è nato il laboratorio di scrittura - Quando il gruppo è tornato in Emilia ha chiesto ad Alessandra Pederzoli di aiutarli a scrivere un resoconto del viaggio. "Ma io non volevo che quell'esperienza finisse archiviata tra le pagine di una semplice relazione – racconta - Piuttosto, mi sembrava utile lavorare sulle suggestioni suscitate dall'ascolto di quelle testimonianze e ho pensato che il modo migliore fosse quello di dedicarci alla stesura di racconti di fantasia ma ambientati in quei luoghi, tra quelle macerie". All’esperimento, oltre al sismologo Romano Camassi, ha partecipato un gruppo di utenti dei centri di salute mentale. Sono giovani, hanno circa 40 anni; qualcuno vive con i genitori, qualcuno da solo, lavorano e sono tutti indipendenti. Tra loro c’è anche Fabio.

Dopo il sisma in Emilia cambia tutto
- "Nell'aprile 2012 - racconta il sismologo dell'Ingv di Bologna - io e il gruppo di 'racconta storie' siamo tornati in Abruzzo per approfondire alcuni aspetti con la gente del posto. Il 20 maggio, però, è arrivato il terremoto. Questa volta nelle nostre case”.
“Dopo il sisma ci siamo fermati per rielaborare ciò che ci era successo - aggiunge Alessandra Pederzoli - C'è voluto un po' di tempo, non è stato facile. Abbiamo anche pensato di abbandonare il progetto”.
Nell'ottobre 2012, invece, il gruppo ha ripreso regolarmente gli incontri con carta, penna e ricordi. E le storie ambientate tra gli edifici puntellati dell'Aquila hanno iniziato a camminare in mezzo ai crolli dei paesini emiliani. Il laboratorio di scrittura si è concluso nella primavera 2013. I racconti sono pronti, raccolti con ordine da Alessandra. Aspettano solo di essere pubblicati. Tra questi, c'è anche la storia di Fabio. L'abbiamo letta e Andrea Cardoni di Shoot4Change, come racconta lui stesso, l'ha filmata.

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