Sisma l'Aquila: era imprevedibile, nessun aumento del Radon

Un ragazza cammina per le vie deserte del centro storico dell'Aquila, aprile 2013
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La ricerca dell'Università degli Studi del capoluogo abruzzese smentisce le teorie secondo le quali prima del terremoto del 6 aprile 2009 ci sarebbero stati picchi di emissioni di gas nel territorio. LO STUDIO

Una ricerca del Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche dell'Università degli Studi de L'Aquila pone fine, dati alla mano, alla lunga polemica sulla presunta previsione del terremoto del 6 aprile 2009 sulla base di un aumento delle emissioni di Radon. Lo studio coordinato da Giuseppe Pitari e pubblicato sulla rivista Environmental Earth Sciences mostra che nessun aumento significativo della concentrazione di Radon ebbe luogo nel marzo 2009 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
"Anzi - scrivono Eleonora Coppari, Natalia De Luca, Piero Di Carlo del Cetemps, autori dello studio insieme a Pitari - il confronto diretto fra i dati del marzo 2009 con quelli del marzo 2004 mostra in realtà una diminuzione media del 30% delle emissioni
di radon durante il 2009".

Il sisma non era prevedibile - "Che le 'previsioni' - ha spiegato l'ex presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica (Ingv), Enzo Boschi - basate sul Radon fossero una cosa destituita di ogni fondamento era ben noto, anche se ne parla inutilmente dagli anni '40".Nonostante numerosi studi scientifici abbiano dimostrato nel tempo che non esista nessun nesso tra le emissioni di Radon dal terreno ed eventi sismici, ottenne grande eco mediatica la voce secondo cui il terremoto era in qualche modo prevedibile. "Nessuno è mai riuscito a capire come venivano fatte le misure a L'Aquila - ha proseguito Boschi - il problema vero è che furono prese in considerazione da tutta l'informazione nazionale e internazionale".

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