Morto dopo l'arresto, l'autopsia: "Asfissia violenta"

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Bohli Kayes, tunisino 36enne, era stato fermato a Riva Ligure il 5 giugno scorso da tre carabinieri dopo un inseguimento. I militari avevano raccontato di un malore, ma per la Procura di Sanremo nella sua morte "c'è una grave responsabilità dello Stato"

Sembrava una morte casuale. Un malore improvviso, che aveva fermato il cuore di Bohli Kayes, 36 anni, tunisino, sposato con una donna italiana e padre di due figli. L'uomo, sospettato di spaccio, era stato fermato da tre carabinieri dopo un inseguimento il 5 giugno scorso e i militari avevano raccontato che si era sentito male arrivando in caserma. Ora però i risultati dell'autopsia fornirebbero dei particolari che vanno in un'altra direzione.

L'autopsia: "Asfissia data da pressione sulla cassa toracica" - Secondo i periti che hanno eseguito l'esame, Kayes sarebbe "morto per asfissia violenta causata da una pressione sulla cassa toracica che può essere stata prolungata, da uno a tre minuti". Questo avrebbe "causato prima la morte cerebrale, poi quella fisica". Per i tecnici è insomma possibile che i carabinieri, per trattenerlo, per resistere alla sua reazione, abbiano stretto troppo forte e troppo a lungo il torace dell'uomo.

La Procura: "Grave responsabilità dello Stato" - L'esito della perizia autoptica è stata illustrata dal procuratore, Roberto Cavallone, il quale ha confermato che i tre carabinieri che hanno arrestato Kayes rimangono indagati per omicidio colposo. "C'è una grave responsabilità dello Stato", ha detto inoltre il procuratore. "Di questa morte lo Stato deve farsi carico", "chi ha visto o sentito qualcosa si faccia avanti e ci aiuti a fare chiarezza" è stato l'appello del magistrato.

La dinamica del fermo - Il 5 giugno scorso Kayes era stato visto tra gli scaffali di un supermercato di Riva Ligure dove si ipotizzava che avvenisse spaccio di droga. I carabinieri avevano provato a bloccarlo, ma lui era fuggito. Da qui l'inseguimento, una colluttazione e infine il blocco dell'uomo che addosso aveva pochi grammi di eroina e cocaina. E' a questo punto che potrebbe essere maturata la tragedia: una stretta troppo forte al torace che gli ha impedito di respirare. I carabinieri riferirono che l'uomo si era sentito male arrivando in caserma e che il 118 era stato chiamato immediatamente, ma gli inquirenti, ritengono che Kayes possa essere stato in sofferenza già lungo il tragitto dal luogo di arresto alla caserma.

I precedenti
- La storia riporta alla mente casi come quello di Stefano Cucchi, morto nel reparto detenuti dell'ospedale Pertini di Roma nell'autunno del 2009 a una settimana dall'arresto per pochi grammi di droga; o quello di Giuseppe Uva, morto nel giugno 2008 all'ospedale di Varese dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei carabinieri; o quello di Federico Aldrovandi, 18 anni, di Ferrara, morto durante un controllo della polizia il 25 settembre 2005.

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