Lampedusa, 250 migranti soccorsi: tre donne morte di stenti

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Nuova tragedia dell'immigrazione al largo delle coste dell'isola. Alcuni cittadini somali non sarebbero sopravvissuti alla traversata, i loro corpi sarebbero stati gettati in mare. Tre operazioni di salvataggio nel giro di poche ore

Non si arrestano i viaggi della speranza nel Canale di Sicilia. Da sabato 3 agosto tre barconi sono stati intercettati dalla Guardia Costiera e oltre 250 migranti sono stati soccorsi e portati a Lampedusa. In una delle traversate si sarebbe consumata l'ennesima tragedia: una delle extracomunitarie salvate ha raccontato che durante la navigazione tre sue compagne sarebbero morte di stenti e i loro corpi sarebbero stati gettati in mare. Tutti gli immigrati si trovano ora al centro di accoglienza della maggiore delle Pelagie che al momento ospita 700 persone.

Le tre operazioni di soccorso sono scattate tutte a seguito di Sos lanciati da telefoni satellitari alla Direzione Marittima di Palermo e alla Centrale operativa di Roma, che ha coordinato le attività. Il primo intervento ha riguardato un gommone con a bordo 84 persone. L'imbarcazione è stata localizzata dall'elicottero di nave Cigala Fulgosi della Marina Militare a circa 70 miglia da Lampedusa. Il comandante ha accertato le precarie condizioni del gommone e deciso di prendere a bordo i migranti.
Tra i passeggeri c'erano anche 9 donne una delle quali incinta. Sul posto si è diretta la motovedetta delle capitanerie di porto partita da Lampedusa. Intorno alle cinque di domenica 4 i migranti sono giunti a terra, tutti in buone condizioni di salute.

Sempre sulla più grande delle Pelagie, dopo poco, è giunta un'altra motovedetta della Guardia costiera con a bordo 92 migranti, tratti in salvo da un piccolo gommone in avaria. Un'altra imbarcazione con 90 somali, tra cui 14 donne, è stata intercettata a 100 miglia dalle coste italiane. In aiuto degli extracomunitari sono arrivati la nave Peluso della Guardia costiera e il mercantile Cmb Mae, bandiera Hong Kong, dirottato in zona dalla centrale operativa di Roma. I passeggeri sono stati fatti salire a bordo di un mezzo navale della Guardia di finanza che li ha portati sull'isola. Drammatico il racconto dei superstiti: una donna ha riferito ai soccorritori che la barca sarebbe partita 4 giorni fa dalle coste libiche. A bordo non ci sarebbero state scorte di acqua. Dopo poche ore di navigazione il motore si sarebbe fermato e il serbatoio col carburante si sarebbe rovesciato all'interno dell'imbarcazione, finendo addosso ai migranti. Il gasolio e l'acqua salata avrebbero ustionato alcuni passeggeri.

Tre donne sarebbero morte di stenti durante il viaggio e i migranti avrebbero deciso di gettare in mare i loro corpi. Inizialmente le parole della sopravvissuta sono rimaste isolate. Forse per timore, i compagni di viaggio non le hanno confermate. Solo in un secondo momento ai soccorritori anche gli altri superstiti hanno raccontato dei compagni morti e gettati in acqua.

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