Incidente bus, primi interrogatori in Procura

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Dopo i funerali delle 38 vittime, proseguono le indagini. Gli inquirenti stanno ascoltando testimoni e indagati. Accertamenti anche sulle condizioni della strada e sulla tenuta del guardrail. Si fa strada l'ipotesi della rottura della trasmissione

Sono iniziati alla procura di Avellino gli interrogatori degli indagati per il bus finito in una scarpata in Irpinia: sono accusati di omicidio e disastro colposo. Martedì 30, oltre 4mila persone avevano partecipato ai funerali delle 38 vittime e il vescovo di Pozzuoli aveva chiesto di agire affinché non si verifichino altri incidenti simili.

Gli interrogatori - Non trapelano indiscrezioni da Avellino. Il sostituto procuratore Cecilia Annecchini ha detto che si stanno portando avanti indagini a 360 gradi ma non ha voluto aggiungere altro, nemmeno il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati. Da programma, in questa prima giornata, si sono svolti gli interrogatori di Gennaro Lametta, il titolare della Ack Travel Mondo sas, proprietario dell'autobus precipitato dall'A16. L'uomo risulta l'unico indagato nell'inchiesta coordinata dal procuratore Rosario Cantelmo, che ipotizza i reati di omicidio plurimo colposo e disastro colposo.

Poco dopo è stato il turno dei titolari della "Mondo Viaggi" di Giugliano, l'agenzia napoletana che aveva organizzato la vacanza. Nell'avviso di garanzia inviato a Lametta, il cui fratello Ciro ha perso la vita alla guida dell'autobus, gli inquirenti fanno anche riferimento "a persone in via di identificazione" che potrebbero essere a loro volta iscritte nel registro degli indagati. I consulenti di Cantelmo, in particolare, dovranno accertare l'efficienza dell'autobus, in circolazione dal 1995 e reimmatricolato nel 2008, gli interventi di manutenzione effettuati in precedenza sul mezzo e la sicurezza delle barriere protettive installate sul viadotto "Acqualonga", da dove è precipitato l'autobus.

La dinamica dell'incidente -
Gli accertamenti condotti finora hanno anche consentito di stabilire che "molto probabilmente" i pezzi di motore trovati sulla A16 appartengono al bus. Dalle immagini delle telecamere fisse dell'autostrada, tra l'altro, sarebbe emerso che prima del passaggio del mezzo la sede stradale era "pulita". E secondo i tecnici la rottura della trasmissione (GUARDA LA RICOSTRUZIONE) potrebbe aver avuto un duplice effetto, quello di far saltare sia i freni sia il freno motore, trasformando l'autobus, in un tratto in discesa, in un mezzo completamente senza controllo. E rendendo vano anche l'ultimo e disperato tentativo dell'autista. Se si rompe l'albero di trasmissione infatti, dicono i tecnici, non c'è più "collegamento" tra motore e ruote e, di conseguenza, non c'è più alcuna azione frenante del motore. Inoltre, un albero di trasmissione rotto agisce come un'elica impazzita che potrebbe aver tranciato i tubi dell'aria che consente il funzionamento dei freni veri e propri.

Le condizioni della strada -
Altrettanto importante è il capitolo che riguarda le condizioni della strada e del guardrail e che conduce direttamente al ruolo di Autostrade per l'Italia. Che martedì 30, con una nota, ha voluto sottolineare due concetti: l'azienda "continuerà a collaborare attivamente" con i pm per accertare la verità, le barriere "erano concepite per ammortizzare al meglio gli urti delle autovetture, che costituiscono la stragrande maggioranza degli urti". E, in ogni caso, se fossero state più rigide avrebbero potuto provocare danni maggiori in caso di impatto. I magistrati però vogliono vederci chiaro su una serie di aspetti. Quell'autostrada, innanzitutto, è stata costruita oltre 40 anni fa e attraversa un territorio montuoso: due caratteristiche che richiedono parecchi interventi di manutenzione.

Le verifiche sul guardrail -
L'altro punto su cui si concentra l'attenzione degli inquirenti è la barriera new jersey travolta dal pullman lanciato a velocità elevata. Quel guardrail, spiegano gli esperti, è stato installato negli anni 90 ed è il più sicuro in circolazione: una barriera in calcestruzzo e acciaio in grado di sopportare un urto di un mezzo fino a 38 tonnellate lanciato ad una velocità di 65 km orari e con un'angolazione di 20 gradi. In ogni caso, il pm ha già affidato l'incarico ad un ingegnere di verificare lo stato del cemento e dell'intera struttura crollata.

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