Pescara, scoppio in una fabbrica di botti: sono 4 i morti

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Secondo le prime ricostruzioni della tragedia, una prima esplosione nel deposito giudiziario di petardi illegali sequestrati, poi è saltato in aria il capannone di fuochi d'artificio. Le vittime sono tutte della famiglia Di Giacomo, titolari dell'attività

Quattro morti, tutti della stessa famiglia. Dell'azienda di fuochi d'artificio nella collina di Villa Cipressi, località Città Sant'Angelo, non è rimasto nulla. Una prima esplosione è avvenuta nel deposito giudiziario autorizzato, dove le forze dell'ordine tenevano i botti illegali sequestrati. E in questo scoppio sarebbero morti il titolare Mauro Di Giacomo e il fratello Federico, più l'altro parente Roberto. Il secondo boato, che ha ucciso il giovane Alessio Di Giacomo, si è verificato nella fabbrica.

L'azienda di petardi, a conduzione familiare, era un vanto del settore in Abruzzo, celebrata e conosciuta tanto da partecipare ai prossimi mondiali di Valmontone (Roma). Un boato terrificante di centinaia di chili di polvere pirica l'ha rasa al suolo. Anche 4 vigili del fuoco sono rimasti feriti, uno in modo serio, nella seconda esplosione. Alessio per ora è l'unica vittima riconosciuta all'obitorio. Dei tre parenti non c'è ancora traccia, spariti nel cratere creato da almeno 10 tonnellate di polvere da sparo. Ma nel pomeriggio di venerdì 26 luglio il pm titolare dell'inchiesta, Anna Lisa Giusti, ha fatto sapere che è stato individuato il posto dove si troverebbero i tre corpi.

Nella tragedia si è compiuto anche un mezzo miracolo: la nonna dei Di Giacomo, 92 anni, è uscita illesa dall'abitazione accanto alla fabbrica esplosa. Gilda Tauro, la decana della famiglia Di Giacomo, é in condizioni cliniche discrete.

L'unico testimone oculare che ha visto fisicamente l'accaduto è un uomo di 66 anni, trattorista di un'azienda agricola che ha i terreni sulle colline vicine alla fabbrica Di Giacomo. "All'improvviso si è scatenato l'inferno. Sotto di me il terreno ha cominciato a sollevarsi, fumo, polvere e un rumore incredibile, ma il ricordo più forte è la pioggia di macerie incandescenti". Un altro testimone ha raccontato che le esplosioni sarebbero state quattro e non due.

L'enorme area del cratere è ancora interdetta e come hanno spiegato i carabinieri: "Con la deflagrazione in tutta l'area si sono disseminati gli ordigni, le bombette con le quali si fanno i fuochi d'artificio". Anche il presidente della Repubblica Napolitano ha chiesto informazioni sulla tragedia al Prefetto D'Antuono. Intanto la Procura di Pescara ha già aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di disastro colposo e omicidio plurimo colposo a carico di ignoti.

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