Fiat, la Consulta: l’articolo 19 lede la libertà sindacale

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Le motivazioni della sentenza con cui la Corte ha dichiarato incostituzionale la rappresentanza sindacale aziendale solo alle sigle che firmano contratti collettivi. Il Lingotto "valuta conseguenze". Marchionne: "Sede legale all'estero? Possibile"

La Consulta ha reso note le motivazioni della sentenza con cui il 3 luglio scorso ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, che esclude dalle Rsa le sigle non firmatarie dei contratti, contro il quale si era appellata la Fiom nella vertenza con la Fiat. Escludendo le tute blu dalla rappresentanza nelle fabbriche Fiat si crea "insanabile contrasto" con tre articoli della Costituzione, "incidendo negativamente sulla libertà di azione del sindacato". L'ultimo sviluppo del contenzioso legale ha suscitato le reazioni del Lingotto che ha annunciato: "Valutiamo conseguenze". E l'ad Sergio Marchionne ha rilanciato l'ipotesi di spostare la sede legale dell'azienda all'estero.

La sentenza - “Nel momento in cui viene meno alla sua funzione di selezione dei soggetti in ragione della loro rappresentatività" e "si trasforma invece in meccanismo di esclusione di un soggetto maggiormente rappresentativo a livello aziendale o comunque significativamente rappresentativo, sì da non potersene giustificare la stessa esclusione dalle trattative, il criterio della sottoscrizione dell'accordo applicato in azienda viene inevitabilmente in collisione con i precetti di cui agli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione" scrive la Consulta. L'art. 2 della Costituzione garantisce "i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali", l'art. 3 tutela l'uguaglianza dei cittadini, l'art. 39 la libertà di organizzazione sindacale.

Le motivazioni - Il comma 1 dell'art. 19 dello statuto dei lavoratori è stato dichiarato illegittimo perché, appunto se si consentisse la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) solo ai sindacati firmatari del contratto applicato nell'unità produttiva, i sindacati "sarebbero privilegiati o discriminati sulla base non già del rapporto con i lavoratori, che rimanda al dato oggettivo (e valoriale) della loro rappresentatività e, quindi, giustifica la stessa partecipazione alla trattativa, bensì del rapporto con l'azienda, per il rilievo condizionante attribuito al dato contingente di avere prestato il proprio consenso alla conclusione di un contratto con la stessa", spiega la sentenza. E se "il modello disegnato dall'art. 19, che prevede la stipulazione del contratto collettivo quale unica premessa per il conseguimento dei diritti sindacali, condiziona il beneficio esclusivamente ad un atteggiamento consonante con l'impresa, o quanto meno presupponente il suo assenso alla fruizione della partecipazione sindacale, risulta evidente anche il vulnus all'art. 39, primo e quarto comma, della Costituzione, per il contrasto che, sul piano negoziale, ne deriva ai valori del pluralismo e della libertà di azione della organizzazione sindacale". Questo si traduce "in una forma impropria di sanzione del dissenso, che innegabilmente incide, condizionandola, sulla libertà del sindacato in ordine alla scelta delle forme di tutela ritenute più appropriate per i suoi rappresentati; mentre, per l'altro verso, sconta il rischio di raggiungere un punto di equilibrio attraverso un illegittimo accordo ad excludendum".

Landini: “Costituzione non va cambiata ma applicata” - "Le motivazioni rese note oggi dalla Consulta confermano l'importanza fondamentale della nostra Costituzione nel suo ruolo di garante della democrazia, della libertà e dell'eguaglianza dei cittadini nei luoghi di lavoro" commenta il segretario generale della Fiom Maurizio Landini. Secondo il sindacalista, "non c'è alcun bisogno di cambiare la nostra Costituzione, va soltanto applicata e fatta applicare".

Fiat: "Valuteremo impatto della sentenza su scelte Italia" - "La Fiat si riserva di valutare se e in che misura il nuovo criterio di rappresentatività, nell'interpretazione che ne daranno i giudici di merito, potrà modificare l'attuale assetto delle proprie relazioni sindacali e, in prospettiva, le sue strategie industriali in Italia". Lo
dice l'azienda in una nota sulla sentenza della Consulta. E sottolinea che il verdetto   "riconosce la correttezza del comportamento della Fiat che ha soltanto applicato la legge. La Corte ritenendo infatti che l'articolo 19 non consentiva l'applicazione di criteri estranei alla sua formulazione letterale, ha dimostrato l'infondatezza di tutte le accuse, a cominciare da quella infamante di violazione della Costituzione, che sono state rivolte da più parti alla Fiat, la quale ha solo applicato la legge".

Marchionne apre alla sede legale all'estero - L'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, ha risposto "è possibile" all'agenzia Reuters che gli ha chiesto conto dell'ipotesi che la sede legale del gruppo Fiat possa essere trasferita dopo la fusione con Chrysler in Olanda. L'ad ha presieduto l'assemblea degli azionisti di Cnh che dà il via libera alla fusione da cui nascerà Cnh Industrial con sede legale in Olanda. Un'ipotesi, questa della sede legale, che potrebbe essere seguita anche per il gruppo dopo la fusione con Chrysler, dice Marchionne. Una risposta già data in diverse occasioni, ma che si presta ad altre letture nel giorno della dura reazione al giudizio della Consulta.

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