Pesto a rischio botulino, "primi esami con esiti negativi"

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L’assessore regionale alla Sanità della Liguria, Claudio Montaldo, prova a rassicurare: “I test ci dicono in via ufficiosa che, a 24 ore, non è stata riscontrata la presenza della tossina”. Intanto sul caso potrebbe indagare la procura di Genova

Sono stati tutti dimessi i pazienti, un centinaio in tutto, che si sono recati nella giornata di domenica 21 luglio nei pronto soccorso genovesi a seguito dell'allarme lanciato dalla ditta produttrice di Genova-Prà, la Bruzzone e Ferrari, dopo il riscontro in alcuni campioni di prodotto della presenza della spora, il “Clostridium Botulinum”, da cui può svilupparsi la tossina del botulino. Lo rende noto la Regione Liguria nell'ambito di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato, oltre all'assessore alla Salute, Claudio Montaldo, i dirigenti dei pronto soccorso cittadini e gli esperti di infettivologia. Negativi i primi riscontri dell'Iss sui campioni inviati. Anche i successivi test di laboratorio hanno escluso la presenza del botulino nel pesto.
La stessa azienda aveva immediatamente allertato le autorità, avviando il ritiro della partita “sospetta”, riconoscibile dalla sigla 13 G03 con scadenza 9 agosto 2013.
Intanto sul caso indagherà anche la Procura di Genova. Nelle prossime ore il procuratore aggiunto Vincenzo Scolastico dovrebbe aprire un fascicolo su quanto accaduto.

Ancora due persone in osservazione - Nella giornata di lunedì 22 luglio, poi, al Pronto Soccorso del San Martino di Genova si sono presentati altri due cittadini, ora in osservazione. Molti dei pazienti si sono recati in ospedale con le confezioni di pesto “incriminato”, che, in parte consumate, sono state inviate per i necessari accertamenti all'Istituto Zooprofilatico di Torino, competente per territorio, e all'Istituto Superiore di Sanità, insieme ai campioni di sangue e feci dei pazienti refertati.

Montaldo: “Dai primi esami non c’è presenza tossina” - "I primi esami effettuati dall'Istituto Superiore di Sanità sui campioni di feci, sangue e prodotto - ha affermato Montaldo - ci dicono in via ufficiosa che, a 24 ore, non è stata riscontrata la presenza della tossina. In questo momento, perciò, la situazione è tranquillizzante perché questa prima risposta copre il 95 per cento delle possibilità.

Giovedì potrebbe arrivare il “cessato allarme”
- Per decretare il “cessato allarme” definitivo bisogna aspettare giovedì.  I vasetti di pesto “a rischio” messi in commercio sono stati 14.872, tra i 90 grammi ai 4,5 chili. Il ritiro da parte dell'azienda è ancora in corso. La maggior parte delle confezioni è stata venduta in Liguria mentre una parte minore è stata distribuita tra Piemonte, Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna. Claudio Viscoli, ordinario di infettivologia presso la Clinica Universitaria di San Martino, ha spiegato che "se la spora viene ingerita non comporta alcun problema per la salute del consumatore. La tossina si sviluppa a seguito di un processo chimico-fisico legato alla cattiva conservazione del prodotto. Se la tossina viene ingerita, l'incubazione può essere di 18-36 o al massimo 48 ore, a seconda della quantità di prodotto consumato, e i sintomi principali sono disturbi alla vista, con difficoltà di messa a fuoco e a tenere gli occhi aperti. Solo in presenza di questi sintomi, importanti, si può pensare ad un'intossicazione.

I risultati definitivi danno esito negativo - I risultati definitivi comunicati nei giorni successivi dall'’Istituto Superiore di Sanità, Centro Nazionale di Riferimento per il botulismo e dai laboratori dell’ IZS di Torino e Brescia, hanno dato tutte esito negativo, confermando l’assenza di tossine botuliniche. Il lotto di pesto 13G03 scadenza 09/08/2013, è stato comunque richiamato e ritirato dal mercato dal produttore a scopo precauzionale.


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