No Tav, sindaci della Val di Susa entrano nella zona rossa

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Dopo gli scontri al cantiere di Chiomonte avvenuti nella notte tra venerdì e sabato, gli amministratori locali hanno protestato varcando pacificamente l'area protetta dalle forze dell'ordine

Protesta simbolica dei sindaci e amministratori della Val di Susa.  Dopo alcuni minuti di discussione con le forze dell'ordine presenti sul posto, amministratori e manifestanti hanno simbolicamente violato la zona rossa decisa dal Prefetto per tutta l'estate in vista delle manifestazioni del movimento valsusino contro la Torino-Lione.
La protesta dei rappresentanti degli enti locali ha voluto portare l'attenzione su quello che loro ritengono un abuso dello strumento delle ordinanze prefettizie nella gestione della pubblica sicurezza intorno al cantiere chiomontino.
In chiusura di manifestazione, gli amministratori valsusini che hanno violato la zona rossa e hanno raggiunto le reti del cantiere Tav della Maddalena hanno consegnato agli agenti delle forze dell'ordine un sacco contenente alcuni dei lacrimogeni raccolti sul terreno nelle scorse ore teatro di scontri tra manifestanti e agenti.

Il bilancio degli scontri avvenuti nella notte tra il 20 e 21 luglio - Il bilancio degli incidenti avvenuti nella notte tra sabato 20 e domenica 21 luglio è di 16 feriti tra le forze dell'ordine (tra cui un funzionario di polizia con una spalla lussata e un militare dell'Esercito), sette arresti (nella rete anche il figlio di un giudice di Asti) e due denunce a piede libero.
I manifestanti, dal canto loro, denunciano però aggressioni da parte degli agenti e 63 feriti tra gli attivisti. "Un celerino mi ha spaccato la bocca con una manganellata, sono stata palpeggiata" accusa una manifestante a SkyTG24. Giuseppe Petronzi, dirigente della Digos torinese, per descrivere l'attacco al cantiere del Tav a Chiomonte ha parlato "violenza allo stato puro". E i ministri Maurizio Lupi e Angelino Alfano che intervengono per affermare che "lo Stato non si ferma e non si lascia intimidire"

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